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unalucenellabirinto Libertà, fraternità, uguaglianza.
Se lo vogliamo...
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2012
Se lo vogliamo, possiamo realizzare il sogno! Monti, commissario della finanza con l’obiettivo di salvaguardare gl’interessi del grande capitale finanziario ed industriale, l’anno scorso, alla presentazione del suo governo affermò che il suo mandato sarebbe durato fino alla scadenza elettorale e che sarebbe poi tornato a fare il professore. Oggi, nonostante tutti gl’indicatori economici negativi, gli stessi interessi, che prima appoggiavano Berlusconi, mollato quando era divenuto impresentabile, vogliono che il “professore banchiere” entri nella tenzone elettorale direttamente od indirettamente per indirizzare gli obiettivi del nuovo governo o presiederlo in prima persona. Il piano è di continuare ad alzare il livello di sfruttamento dei lavoratori ed estrarre maggiore plusvalore, d’altronde nell’ultimo anno le uniche vere “ restaurazioni riforme” portate avanti riguardano i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Altre categorie o non sono state toccate od hanno dovuto subire conseguenze di riflesso. Nel dibattito politico esiste un’assenza ed è quella della voce e degl’interessi dei lavoratori e dei pensionati. Tutte le forze politiche vecchie e nuove discutono di tutto, ma nessuno propone una lotta seria alla disoccupazione con riduzione di orario e reddito garantito, la diminuzione dell’età pensionabile, la scuola gratuita, il diritto alla cura della salute, i trasporti più efficienti e vicini ai tanti che non usufruiscono di Italo o Frecciarossa, una libera chiesa in libero Stato, una vera libertà nelle scelte di carattere privato. Tutti dicono che il futuro sarà duro, ma non dicono per chi. Non certo per quel 10% di italiani che detengono il 50 % della ricchezza totale privata, stimata in circa 9000 miliardi di euro. In un mondo che vede la produzione mondiale con il segno più ed aziende, tra cui anche le banche, che continuano a macinare profitti, il futuro sarà duro solo per i lavoratori, se questi continueranno a seguire la corrente o lasciarsi trasportare da essa senza la minima opposizione e senza una propria strategia. Che società è quella società che nega la soddisfazione dei bisogni primari? Che società è quella società dove muoiono milioni di bambini? Che società è quella società dove le donne devono prostituirsi per vivere? Che società è quella società dove gli anziani sono soli, abbandonati e senza soldi? Che società è quella società dove tanta gente dorme per strada e, d’inverno’, muore per il freddo? Che società è quella società dove si ammazza un altro simile per un pezzo di terra o per qualche barile di petrolio? Dov’è l’amore? Dov’è la giustizia? Dov’è l’uguaglianza? Dov’è la fratellanza? Dov’è la libertà? Questo tipo di società è una società senza futuro… E non ci fermeranno quei quattro ignoranti con la testa vuota e l’animo cattivo, che cercano di fermarci con le stragi, gli omicidi. Essi non hanno capito che noi abbiamo capito i loro inganni, le loro truffe, la loro prepotenza, le loro ingiustizie, le loro sopraffazioni e non ci caschiamo più. Qual è dunque la nostra politica per il lavoro nella nuova società? Il primo obiettivo è mandare al macero e far sparire le schifezze, che abbiamo elencato prima; tutte, senza salvarne alcuna. Nella nuova società tutti devono essere attori della produzione sociale e tutti devono usufruirne. In questa fase è importante per noi dare a tutti un lavoro, magari non sarà quello sognato, ma è un lavoro. Con il tempo ognuno darà il suo contributo sociale in modo più coerente con le sue caratteristiche e aspettative. In questa fase è basilare, oltre che lavorare e sottrarsi alla schiavitù del bisogno, attuare i percorsi conoscitivi, per ampliare i nostri orizzonti nel campo della conoscenza globale . E importante per noi, in questa fase, mandare i lavoratori e le lavoratrici in pensione ad un’età decente, in modo da poter godere meglio la vita; le donne a cinquant’anni e gli uomini a cinquanta cinque. E importante per noi, in questa fase, dare anche ai pensionati duemila euro al mese, affinché non vivano una vita misera, ma bella. Sono cose semplici, ma che cambiano il nostro modo di vivere, che ci fanno vivere una vita vera, libera, serena e gioiosa… Noi, finora, abbiamo conosciuto Stati a volte dittatoriali a volte, cosiddetti, democratici, ma sempre abbiamo visto uno Stato non al servizio del cittadino, oppressivo, a volte violento fisicamente ed idealmente. Abbiamo visto uno Stato entrare nella nostra sfera privata ed obbligarci a certe scelte, che, non potendo scegliere, erano obblighi. Pertanto non avevamo la libertà di scelta e non avendo questa possibilità non avevamo la libertà, che è anche, appunto, libertà di scegliere. Lo Stato del passato aveva interesse a non darci la libertà per controllarci, guidarci, assoggettarci. Non era quindi una democrazia, ma una dittatura morbida, senza apparente violenza, quando, addirittura in certi casi, non sfociava in teocrazia, annullando la libertà di ragionare, di scernere,di verificare. Noi invece vogliamo uno Stato al servizio dei cittadini e quindi uno Stato, che s’interessa di dare ad ognuno una buona scuola, una buona rete di trasporti, una buona assistenza sanitaria. Uno Stato che dia ai cittadini asili nido, scuole materne, ristoranti pubblici, ove poter mangiare, se non si ha voglia di cucinare, centri di cultura dove migliorare la conoscenza, possibilità di fare sport a tutti e, quindi, palestre, piscine, campi da tennis, campi di calcio, piste e quant’altro possa servire ad avvicinare allo sport ogni cittadino. Vogliamo uno Stato che aiuti l’espressione della cultura in tutte le sue forme, uno Stato che faccia tutto quello che serva per elevare la mente e lo spirito delle persone. Non vogliamo un Stato, che entri nei rapporti personali, intimi dei cittadini. Ogni persona nella nostra società, dopo aver dato il suo contributo sociale ed intellettuale, è libero di esprimersi nei vari campi della vita come meglio crede. Ogni persona è libera di unirsi con un’altra e siamo sicuri che saranno unioni d’amore, poiché non vi sono più gl’interessi di altro tipo, che possono spingere una persona ad unirsi ad un’altra. Noi siamo per la vita e vogliamo che nascano tanti bambini, che avranno e parteciperanno ad un futuro roseo, ma la scelta di un parto non è dello Stato, ma di chi ha messo le basi per una nuova vita. Ogni persona è libera di usare, ovviamente sotto controllo medico, la pillola del giorno prima, del giorno dopo o qualsiasi altra conoscenza scientifica. Ogni persona è libera di abortire, è una sua scelta, anche se noi siamo per la vita , che sempre più meriterà di essere vissuta. Ogni conoscenza scientifica, che possa essere utile all’essere umano, deve avere la precedenza su ogni altro ragionamento e sarà ognuno, liberamente, a scegliere di utilizzarla o non utilizzarla. Ogni persona è libera di pensare quello che vuole e di credere in quello che ritiene più giusto, noi non combattiamo le idee, ci confrontiamo, ben sapendo che la ragione e la scienza non possono essere ostacolate dalle superstizioni, dai tabù, dalle paure. Il pensare, il credere in qualsiasi cosa sono questioni personali, intime e tali devono rimanere. Tutto ciò può realizzarsi… Da “ Il caldo respiro della speranza” Giuseppe Calocero Si può costruire un mondo nuovo! Se lo vogliamo, possiamo sognare!
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permalink | inviato da prometeo10 il 17/12/2012 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gl'ipocriti pugilatori...
post pubblicato in diario, il 21 febbraio 2012
Gl’ipocriti pugilatori al servizio del profitto. “Là giù trovammo una gente dipinta che giva intorno assai con lenti passi, piangendo e nel sembiante stanca e vinta. Elli avean cappe con cappucci bassi Dinanzi a li occhi, fatte de la taglia Che in Clugnì per li monaci fassi. Di fuor dorate son sì ch’elli abbaglia; ma dentro tutte piombo e gravi tanto, he Federigo le mettea di paglia. Oh in eterno faticoso manto!” La divina commedia. Inferno. Dante Alighieri. Così descrive il sommo poeta gl’ipocriti e la loro pena nella sesta bolgia dell’Inferno. Essi camminano eternamente gravati da cappe di piombo. Questa è una categoria d’individui tra le più odiose e pericolose, che operano in spregio all’umanità, alla dignità del genere umano, in assoluto asservimento ai propri interessi o della loro casta. Nel capitalismo, al di là dell’enorme inflazione delle parole amore, fratellanza, libertà, giustizia, equità, questo sentimento e questo agire è parte integrante del sistema. D’altronde se il capitalismo è un furto legalizzato, essendo i produttori espropriati dei beni da loro prodotti, non vi può essere meraviglia di fronte all’ipocrisia più sfrenata. I giorni che stiamo vivendo sono una vetrina di questo odioso male. La riforma della previdenza, che manda in pensione le lavoratrici ed i lavoratori a 70 anni, viene presentata come elemento determinante per agevolare i giovani nella ricerca di un’occupazione. Realtà fantascientifica, oltre che assurda, visto che, semmai , allontana ancora di più chi non lavora dal lavoro. Se si vuole veramente pensare ai disoccupati, distinguere tra giovani ed anziani è fuorviante, visto che coloro che non lavorano oltre i 45 anni sono la stessa percentuale di quelli tra i 16 ed i 32 anni, bisogna abbassare l’età pensionabile, non dimenticando che l’assegno pensionistico è pagato con i contributi dei lavoratori e che i soli interessi nella vita lavorativa fanno maturare la pensione. L’abolizione dell’art.18 e la possibilità di licenziare, nell’ottica di pensare ai giovani e superare il precariato, è un altro elemento di grande ipocrisia, poiché, rendendo tutti precari, si vuole solo avere alle dipendenze non lavoratori, ma schiavi. Se si vuol tenere in conto “il lavoro buono” la prima azione da fare sarebbe abolire la legge 30 e con essa ogni forma di precariato, la seconda allargare la platea dell’art.18, la terza ridurre l’orario di lavoro. Anche il superamento della casa integrazione straordinaria rientra nel battage pubblicitario ipocrita d’indebolimento dei diritti dei lavoratori, tenendo conto che questa è finanziata con contributi delle imprese e degli stessi lavoratori. Lo si fa per non lasciare alcuno per strada dicono. Che baggianate! Se si desidera veramente difendere chi lavora dalle situazioni critiche del capitalismo bisognerebbe istituire il reddito garantito. Il governo Monti, frutto della campagna sullo spread dei potentati economici, viene rappresentato come nuovo e diverso. Nei fatti sta portando avanti gli obiettivi del governo Berlusconi, senza mai toccare gl’interessi di quest’ultimo. Montusconi è un “pugilatore del profitto” e, al di là della nebbia pubblicitaria che lo accompagna, colpisce solo il lavoro dipendente e fasce minime della rendita. Quando si muove contro i lavoratori fa l’arrosto, quando lo fa verso altre categorie si vede solo fumo. Credono i signori del profitto di poterci turlupinare nel modo più bieco utilizzando le armi della propaganda, sarà la coscienza critica del movimento operaio a liberare il genere umano dall’ipocrisia, dagl’inganni, dai sorprusi, dalle prevaricazioni, dallo sfruttamento. Sarà la storia a portarci oltre il profitto e le miserie del capitalismo!
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I pugilatori a pagamento ed i fatti con la testa dura.
post pubblicato in diario, il 31 gennaio 2012
I “pugilatori a pagamento “ ed i fatti con la testa dura. Negli anni 90 del secolo scorso si dibatteva molto sullo sblocco del mercato del lavoro in entrata, che, secondo “i pugilatori a pagamento”, economisti, giornalisti, politici, individui del sindacato al servizio del profitto, bloccava lo sviluppo dell’occupazione. Tra la fine di quel decennio e l’inizio del nuovo secolo abbiamo visto l’ufficio di collocamento perdere la sua funzione, crescere innumerevoli agenzie interinali, nuove forme di caporalato, affacciarsi nella legislatura del lavoro nuove tipologie di contratti, nel nome della flessibilità, che certificavano una precarietà diffusa. Queste novità, unite alla storica realtà di stipendi bassi del capitalismo italiano, miravano, in ultima istanza, a rendere competitive le merci italiane di quei settori maturi, tessile, calzaturiero, che si trovavano a competere con le produzioni dei Paesi in via di sviluppo, non potendo l’Italia concorrere, se non in rari casi, nei settori a più alto contenuto tecnologico, ormai inesistenti nel “bel Paese”. Con l’affacciarsi del nuovo decennio quella scelta politico-economica, che ottimi risultati ha prodotto per il profitto e misere realtà per i lavoratori, nonostante le roboanti promesse elettorali dei governanti, non dimostra di poter essere efficace per affrontare il futuro del capitalismo italiano. S’impongono nuove decisioni che portino l’Italia ad essere appetibile negl’investimenti esteri. Il coniglio del governo Monti, degna prosecuzione del gabinetto di Berlusconi-Bossi è rendere facili i licenziamenti, che si uniscono ad una contrattazione aziendale ed a norme di leggi a favore delle imprese. Il governo, dopo aver allungato l’età pensionabile, ricordiamo che le pensioni sono frutto dei versamenti dei lavoratori e delle aziende e non di regalie dello Stato, vuole in sintesi rendere facili i licenziamenti, ponendo come scusa la volontà di venire incontro alle nuove generazioni. Anche sulle pensioni si è usata questa ideologia, ma basta essere minimamente dotati d’intelligenza per comprendere che non si avvantaggiano i giovani mandando i padri ed i nonni in pensione più tardi, ammesso che ci arrivino, e rendendo più accessibili i licenziamenti. L’Ocse nei giorni scorsi ha certificato che il grado di licenziabilità in Italia ( indice1.77) è al di sotto della media mondiale (2.11). Nei Paesi in cui è più difficile licenziare vi è la Germania (3.0) e i Paesi del Nord Europa. Nella stessa Cina, con una legge del 2008, i licenziamenti possono avvenire solo se vi è un giustificato motivo e sono vietati se un lavoratore è dipendente da almeno 15 anni nella stessa azienda e gli manchino meno di 5 anni alla pensione. Il WIRU( World investement report unctad) calcola che gl’investimenti internazionali, nel triennio 2008-2010, siano andati all’Europa per 1138 miliardi di dollari, per 686 agli U.s.a., per 1039 all’intera Asia, Cina ed India comprese. Degl’investimenti nel vecchio continente solo 18 miliardi sono andati all’Italia, 132 in Francia, 112 in Spagna, 90 in Germania, 228 in Belgio, 208 in UK, 52, in Svezia, 40 in Polonia. Questi dati dimostrano che non è vero che i capitali vadano dove vi siano poche regole, bassi costi e mercati in espansione. Chi investe chiede bassa pressione fiscale, certezza del diritto, di non dover sottostare a criteri corruttivi e malavitosi, trasparenza nel rapporto con lo Stato, mercato dei capitali e sistema bancario efficiente. Desidera anche flessibilità nel lavoro, ma non realtà da padroni delle ferriere, proprio di un capitalismo arretrato. Non dimentichiamo che in Germania, la locomotiva d’Europa, gli stipendi sono il doppio di quelli italiani, gli aumenti contrattuali sono stati sostanziosi, negli ultimi anni le imprese si sono accollati gli eventuali esuberi, c’è il reddito minimo garantito e la legge prevede che il licenziamento senza giusta causa sia illegittimo e debba essere risarcito con il reintegro sul posto di lavoro. E allora di cosa parla la Fornero? In Italia per le aziende al di sotto dei 15 dipendenti non esiste l’art. 18. Anche in queste realtà si assume per il 70% con contratti precari e non con contratti stabili. Inoltre non risulta che sia cresciuta l’occupazione. Poter licenziare per poter aumentare l’occupazione è una balla colossale, che solo chi è dotato di pochezza intellettiva può trangugiare. Certo il fatto che in passato altre balle di questo tipo siano state bevute, tipo quella di abolire la scala mobile per difendere il poter d’acquisto dei salari, dimostra che la propaganda de “i pugilatori a pagamento” ottiene risultati. Rendere facili i licenziamenti serve solo a poter assoggettare ancora di più i lavoratori alla schiavitù del profitto e a fare loro accettare qualsiasi condizione pur di sopravvivere. Il governo Monti, al servizio del profitto, fa solo fumo quando deve toccare altre classi, vedi evasione ed elusione fiscale e contributiva, cuoce l’arrosto colpendo i lavoratori ed i pensionati. E’ sempre più chiaro per chi voglia prendere coscienza della realtà e non vivere nel mondo dei balocchi che questo sistema non è per l’essere umano, ma contro lo sviluppo spirituale, materiale ed intellettuale del genere umano. “Per trasformare la proprietà privata e spezzettata, oggetto del lavoro individuale, in proprietà capitalista, occorsero naturalmente più tempo, sforzi e sofferenze di quanto non ne esigerà la metamorfosi in proprietà sociale della proprietà capitalista, che di fatto si basa già su un modo di produzione collettivo. Là si trattava della espropriazione della massa da parte di alcuni espropriatori; qui si tratta dell’espropriazione di alcuni usurpatori da parte della massa.” K- Marx Il futuro è in una società senza classi!
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Le ideologie della democrazia...
post pubblicato in diario, il 5 gennaio 2012
Le ideologie della democrazia annullate dall’interesse del mercato. Ci hanno propinato per decenni l’ideologia della democrazia come sistema economico-sociale in cui l’essere umano realizza se stesso e la sua vita. Nonostante le disparità di esistenza, le disuguaglianze, le ingiustizie, la disoccupazione sempre presente, la schiavitù al profitto, i borghesi, i loro rappresentanti, i pennivendoli, travestiti da oracoli, non hanno mai smesso di magnificare il sistema democratico come la realtà migliore per la realizzazione dell’umanità e dei suoi bisogni. Mentre assistevamo all’apologia della democrazia e del capitalismo, di pari passo ci veniva presentato il comunismo simile al fascismo, l’altra faccia della medaglia capitalistica. Si portavano e si portano ad esempio l’Unione sovietica, Cuba, la Cina ed altri Paesi. Tutte situazioni dominate dal capitalismo, nella forma statale, che nulla avevano ed hanno da spartire con la dottrina comunista, ma che andavano bene e vanno bene per screditare la scienza della forma economico-sociale che sarà l’ultima tappa dell’umanità. La dottrina comunista nella sua forma scientifica si è affermata da circa un secolo e mezzo, pur esistendo, poiché è figlia del capitalismo e delle sue contraddizioni, da molto prima nella forma utopista. Non si è mai concretizzata in alcun Paese. Vi sono stati nella storia innumerevoli tentativi di giungere al superamento del capitalismo. La Comune di Parigi fu un’esperienza grandiosa, ma fu stroncata nel sangue. La rivoluzione d’ottobre in Russia è stata un’esperienza meravigliosa nell’ottica di anticipare la storia, ma la controrivoluzione staliniana, borghese, ne tarpò le ali, insanguinandole con l’uccisione di tanti rivoluzionari. I mass-media della borghesia camuffano il capitalismo di Stato, ove regnano i rapporti di produzione come nella forma liberale e democratica, con il comunismo. Dimenticano di dire che comunismo vuol dire abolire i rapporti di produzione, abolire le classi, mettere tutto in comune, la terra, le fabbriche , il lavoro. “Da ognuno secondo le sua capacità, ad ognuno secondo le sue necessità” è l’obiettivo della nuova società. Tutte le ideologie sulla democrazia, su una testa un voto, sulla volontà popolare che determina il proprio governo stanno cadendo nell’ultimo periodo. I governi sono insediati dal mercato, ovvero dall’interesse del profitto, vedi Spagna, Grecia, Portogallo, Italia, non dai cittadini. I nuovi governanti, usando il terrore ed i ricatti, colpiscono i lavoratori, i pensionati, i disoccupati nella riduzione del reddito, nell’eliminazione di diritti, nell’accrescere la disoccupazione, nell’aumentare lo sfruttamento. Tutti coloro che sono stati e sono per il profitto, esulando da fantasiose etichette di destra, centro, sinistra, si schierano per il loro dio in terra. I sindacati, guidati da propaggini dei partiti, nonostante sia un nostro strumento basilare nella lotta per la difesa del salario, del lavoro, dei diritti, gridano alla luna, ma nulla in concreto attuano. I veli stanno cadendo ed il re è nudo. Tutta la sua bruttezza, la sua crudeltà, il suo agire vampiresco appare chiaro a chi ha gli occhi per vedere e le orecchie per sentire. La democrazia è un inganno! Il capitalismo è un furto legalizzato! Da sempre il sistema chiede sacrifici per i figli ed intanto peggiora le condizioni di lavoro e di vita. Lo sanno bene le generazioni degli anni cinquanta, degli anni sessanta, degli anni settanta, degli anni ottanta e novanta. I figli sono diventati bisnonni, nonni, padri, ma continuano a sentire la solita litania. Basta! Non vogliamo più essere presi in giro, neanche da un gruppo di professori, da sempre inseriti nei gangli del sistema che si comportano come i Fanfani, gli Andreotti, i Spadolini, gli Amato, i D’alema, i Berlusconi, i Prodi. Il loro obiettivo è estrarre più plusvalore alla classe lavoratrice e lo stanno facendo con cura e disarmante ferocia. Organizzare la resistenza all’attacco della borghesia e lottare per costruire un futuro comunista è l’unica via d’uscita!
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I maggiordomi del capitale...
post pubblicato in diario, il 13 dicembre 2011
I maggiordomi del capitale contro i lavoratori ed i pensionati nella manovra “salva banche”. Un’altra manovra! Il 4 dicembre è arrivata la manovra “salva banche” del governo dei professori, che tali non si sono rivelati nella loro capacità di continuare l’opera del governo Berlusconi- Bossi. Con questa azione governativa l’ammontare delle manovre da luglio in poi supera i 200 miliardi di euro, sottratti ai lavoratori ed ai pensionati. Il nuovo governo gode dell’appoggio del Pdl, del Pd, che sta al governo con Berlusconi ed i fascisti e dice di stare dalla parte dei più deboli, mentre li indebolisce sempre più e ne aumenta la quantità, del Terzo Polo, schierati a difendere gl’interessi del capitale, delle banche e delle corporazioni. La lega è all’opposizione per cercare nuove fantasiose strade al suo fallimento politico ed alla partecipazione attiva nella difesa del capitale e della rendita. L’Idv, che ha votato la fiducia al vescovo Monti, non se la sente di appoggiare l’articolato governativo. La nuova manovra colpisce pesantemente i lavoratori ed i pensionati e mantiene i privilegi per il capitale. Rimangono nel bilancio statale i miliardi donati a fondo perduto alle imprese, a cui si aggiungono agevolazioni sull’Irap ed un fondo per le piccole e medie imprese. Non viene toccata l’evasione fiscale. Non vi sono norme contro il lavoro nero. Non vi è traccia di patrimoniale. Le liberalizzazioni restano nel libro dei sogni. La riduzione del costo della politica è rinviata alle calende greche. Il governo Monti è la prosecuzione del governo Berlusconi! La differenza, forse, sta nel tacco delle signore, tacco 15 per il governo Berlusconi, tacco 6 per il governo Monti, e nell’assenza ipotetica di “bunga bunga”. “ I soldi bisogna prenderli dove ci sono. I poveri hanno pochi soldi, ma sono in tanti.” Diceva Petrolini. E’ la massima del nuovo esecutivo, in sintonia con i precedenti. Hanno colpito duramente in questi mesi stipendi, pensioni, posti di lavoro, condizioni di lavoro; la casa, la sanità, la scuola, i trasporti. Lo hanno fatto con il sorriso dicendo, tra l’altro, che era per il bene dei nostri figli, come se un bambino, un ragazzo, vivesse meglio con il padre o la madre disoccupati, in cassa integrazione, con meno soldi in casa; con un’assistenza sanitaria precaria, una scuola inefficiente, con una rete di trasporti carente. Lo hanno fatto dicendo di pensare alla famiglia. Quale famiglia intendono? Lo hanno fatto in pieno accordo, al di la delle finzioni di circostanza, i partiti parlamentari ed i sindacati, basta leggere le loro proposte, risibili, nell’audizione alla commissione bilancio della camera per rendersi conto della loro aquiescenza e tenere in conto il modo di organizzare le tre ore di sciopero del giorno 12.12.011. Perché di fronte ad un attacco feroce come quello degli ultimi mesi del governo Berlusconi e del governo Monti non si è bloccato tutto fino al ritiro delle norme varate? Lo hanno fatto in accordo con la Chiesa, che non viene toccata dall’ Imu, nonostante propagandi la povertà come mezzo per accedere per primi in paradiso. Nonostante tutto , credo che non abbiano affrontato i nodi del capitale europeo, che si trova ad affrontare un calo di domanda sul mercato e che con le sue politiche non si pone in una realtà diversa e migliore. Siamo soli! Solo noi! Dobbiamo prendere coscienza che in questo sistema i lavoratori sono un mezzo per il profitto, sono macchine, bestie da soma, anche se sembra brutto sentirsi in questo modo. Ma la verità è la verità e non si può nascondere. O noi riusciamo presto ad organizzare le nostre forze in modo compatto per difenderci nella dimensione attuale, utilizzando anche il nostro strumento sindacato, oggi in mano agli opportunisti ed ai borghesi, e lottare per un mondo nuovo senza classi o altre situazioni peggiori dovremo affrontare! Il futuro è nelle nostre mani! Non mettiamolo nelle mani dei maggiordomi del capitale! “ Cerca sempre ciò che ami per non accontentarti di ciò che trovi.”
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Il futuro è nella lotta per il comunismo!
post pubblicato in diario, il 14 novembre 2011
Il futuro è nella lotta per il comunismo! Il prodotto lordo mondiale aumenterà nel 2011 del 4.2 %, nel 2012 del 3.8 %. Non esiste di conseguenza una crisi mondiale. Vi sono aree che viaggiano a ritmi più sostenuti, per esempio i Paesi del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ed altre che soffrono margini di crescita non alti, ad esempio l’Europa, con differenziazioni tra Paesi e Paesi, e gli U.S.A. I veri problemi che si sono posti in questi ultimi anni sono; 1) il divario di valori sempre crescente tra economia e finanza, con quest’ultima sempre meno lo specchio dell’economia reale e creatrice di strumenti finanziari altamente aleatori; 2) la diminuzione della domanda nell’area euro e dollaro. La prima realtà ha portato al fallimento di alcune banche, in U.S.A. ed in Europa, ed indebolito altre a causa della detenzione di titoli costruiti di aria. Ha significato pure situazioni di criticità per alcune imprese nelle due aree, esposte dal lato finanziario su investimenti “tossici”. Gli Stati interessati hanno cercato di salvare le banche e le imprese interessate, immettendo nelle loro casse milioni di dollari e milioni di euro. Questa enorme quantità di denaro è stata prelevata in vari modi, con l’aumento delle tasse e con la riduzione dello Stato sociale, in modo principale, dalle tasche dei cittadini. L’aumento dell’età pensionabile per gli uomini e le donne, la riduzione della spesa sanitaria, la diminuzione degl’investimenti scolastici, salvo la scuola privata e gl’insegnanti di religione, il minor flusso di denaro dallo Stato alle regioni ed agli enti locali ed altri interventi di questo tipo sono serviti a finanziare le banche e le imprese. Si aggiungano a queste misure le norme sul mercato del lavoro, penalizzanti in entrata ed uscita, e sul pubblico impiego, incidenti sullo stipendio e sulla sicurezza del posto di lavoro. Questa realtà globale ha portato ad una situazione di calo della domanda interna in molti Paesi, tra cui l’area U.S.A. e l’Europa, a causa degli stipendi sempre più magri e dell’aumento delle persone non inserite nel mondo del lavoro. Queste aree, tra cui l’Italia, hanno pensato con i provvedimenti,via via intrarpresi per salvare le banche e le imprese, che l’aumento dell’export, soprattutto verso l’area dei BRIC, avrebbe compensato la debolezza interna nell’accumulazione di profitti. Questo è avvenuto, ma solo in parte, perché anche le aree asiatiche non viaggiano più ai ritmi di crescita degli anni precedenti, ed ha portato ad una divaricazione del rapporto debito-P.I.L. Gli ultimi avvenimenti mostrano Paesi in grande difficoltà produttiva e finanziaria, Grecia, Italia,Spagna,Portogallo e la stessa Francia. La ricetta delle associazioni internazionali e delle banche centrali è sempre la stessa. Far pagare ai cittadini, ai lavoratori ed ai pensionati in particolare, il finanziamento dello Stato, accumulatore per le banche,che in Italia hanno bisogno di 108 miliardi di euro per rifinanziarsi, e le imprese. Le ultime misure prese in Grecia ed in Italia vanno in quella direzione. Così pure sembrerebbe per il futuro. Eppure sarebbe molto semplice risolvere il problema se vi fosse la volontà di affrontarlo in modo corretto. In Italia basterebbe prendere i seguenti provvedimenti per tentare di porsi in una condizione vantaggiosa: 1) lotta all’evasione ed al lavoro nero per recuperare oltre 400 miliardi di euro; 2) lotta alla corruzione, altri 60 miliardi; 3) abolizione del finanziamento a fondo perduto alle imprese, altri 60 miliardi; 4) abolizione degli enti inutili ancora esistenti; 5) netta riduzione dei costi della politica; 6) patrimoniale ai redditi alti del 4% per un contributo di circa 400 miliardi. Vi sono altre misure da poter prendere, ma credo che queste basterebbero per risolvere la questione del debito italiano senza colpire gli stipendi, il lavoro, la domanda interna. Anzi ci sarebbero le possibilità di intraprendere una grande azione di opere pubbliche ad iniziare dalla cura del territorio e dei fiumi; dalla messa in sicurezza delle scuole, quasi tutte fuori norma dal lato della sicurezza; dalla manutenzione di strade e ferrovie. Si potrebbero ridurre le tasse sui lavoratori e pensionati e si potrebbero eliminare le tasse sui servizi dello Stato, che paghiamo tre volte, con la tassazione, con i ticket, con il malservizio. Tutto ciò non viene fatto e per un solo motivo. Bisogna salvaguardare il profitto e la rendita. Ecco perché questo sistema non potrà mai essere dalla parte di tutti i cittadini ed in specie di chi lavora. Non riforme ci vogliono, ma nuovo assetto socio-economico! Solo il comunismo potrà soddisfare il bisogno che abbiamo di libertà dalle necessità materiali e spirituali, di uguaglianza, di fratellanza, di giustizia, perché il comunismo vuol dire “tutto in comune” e mette al centro della produzione e distribuzione l’essere umano, non il profitto.
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La democrazia borghese: una trappola per gli sfruttati.
post pubblicato in diario, il 9 ottobre 2011
La democrazia borghese: una trappola per gli sfruttati. Gli apologeti della democrazia borghese tendono a rappresentare questo sistema economico sociale come il migliore e come l’ultima frontiera dell’umanità. Uno dei valori più importanti, secondo loro, è che tutti con il voto contribuiscono alla scelta dei governanti. La libertà e l’uguaglianza si realizzano dentro le urne! Una testa, un voto! Eppure la possibilità d’incidere sulle elezioni varia a seconda del potere economico, finanziario, informativo. Un cittadino qualsiasi non ha la stessa possibilità di coagulare voti come un grande gruppo economico e finanziario, presente nella rete dell’informazione e della formazione del pensiero. Una testa, un voto è un inganno! Visto che un Berlusconi qualsiasi rappresenta una testa, ma più voti, grazie alle disponibilità d’incidenza sul pensiero dei cittadini. Gli ultimi avvenimenti, con i diktat del F.M.I. e della B.C.E., hanno ulteriormente dimostrato l’inganno dell’ideologia democratica. Questi organismi non sono stati votati dai cittadini, eppure dettano nel dettaglio le politiche economiche dei governi in nome del profitto e per salvare, come già nel 2008, i bilanci delle banche. I cittadini vedono aumentare la disoccupazione, la perdita di diritti, la riduzione dei salari con l’unico obiettivo di garantire il profitto economico e finanziario con piani di organismi non democratici. La democrazia borghese è una trappola per gli sfruttati! Le parole d’ordine di quest’epoca sono libertà, uguaglianza, proprietà. In realtà significano asservimento materiale e spirituale, miseria, sfruttamento. I dati sulla non soddisfazione dei bisogni primari nel mondo sono tragici. Più aumenta la ricchezza è più cresce la miseria. Più il capitalismo si radica in ogni parte del mondo e più s’incrementa lo sfruttamento. Nei fatti il capitale ha esaurito il suo compito storico e si avvia a passare la mano! La parole d’ordine del mondo nuovo sono abolizione delle classi, soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali del genere umano, tutto in comune. Fin quando vi saranno le classi ogni discorso sulla libertà e sull’uguaglianza è solo un modo per ingannare i lavoratori e difendere gl’interessi della borghesia. Non basta cambiare governo per cambiare condizione, se alla base vi è sempre il modo di produzione e distribuzione della ricchezza capitalistico. D’altronde oggi, analizzando le proposte dei governi e delle opposizioni, si nota una concordia sull’aumento dello sfruttamento della classe lavoratrice. I partiti parlamentari d’altronde rappresentano le varie frazioni borghesi e nessuno di loro si propone per esempio di abolire il precariato, di tornare alle vecchie norme pensionistiche, di aumentare gli stipendi, che negli ultimi dieci anni hanno perso circa il 10% di potere d’acquisto, d’instaurare uno stipendio minimo per i periodi di disoccupazione, come in Francia e Germania. Le organizzazioni sindacali, collaterali all’azione del governo e della borghesia, con la CGIL che cerca di governare il malcontento, sono complici del peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori. Sono nostre organizzazioni, sono nostre case, ma sono dirette da estranei alle esigenze del mondo del lavoro. Il tempo della storia sta per metterci di fronte a nuove opportunità per superare il capitalismo, sempre più imputridito e sempre più contro il genere umano. Dobbiamo essere pronti ed organizzati ad affrontare situazioni dure, ma nello stesso tempo entusiasmanti, per essere parte di una grande Storia.
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Solo il comunismo...
post pubblicato in diario, il 6 settembre 2011
Solo il comunismo può donare una vita vera! Gli ultimi dieci anni hanno visto da parte dei governi e dalle aziende un attacco feroce ai diritti, alle condizioni di lavoro ed ai salari dei lavoratori. La disoccupazione è aumentata, la precarietà è divenuta stabile e costante, le pensioni, finanziate con i contributi di chi lavora, hanno visto una riduzione in percentuale, insieme all’aumento dell’età pensionabile. Le imprese, nonostante le continue lamentele hanno continuato a sfornare profitti, comprese le banche, artefici della situazione critica del 2008 e finanziate con i soldi degli Stati e quindi nostri. La crescita mondiale si aggira intorno al 4.2 %. Dal 2001 al 2011, secondo l’Istat l’inflazione è aumentata del 20%, i salari solo del 13 %. I lavoratori hanno perso ben il 7 % di potere d’acquisto! Questo nonostante alcuni abbiano promesso il paradiso in terra. In Italia, sempre secondo l’Istat il 10% delle famiglie possiede il 50% della ricchezza nazionale, mentre 2.9 milioni di persone vivono in condizione di povertà assoluta e circa 8 milioni di povertà relativa. Il 90.8 % del reddito complessivamente dichiarato proviene dal mondo del lavoro dipendente, il 5% dai redditi d’impresa ed il 4.2 % dal lavoro autonomo. In questo scenario triste, a volte tragico per i lavoratori, tra luglio ed agosto il governo Berlusconi-Bossi- Scilipoti ha presentato tre manovre finanziarie, operative tra quest’anno ed il 2014, per un valore di circa 130 milardi di €. Sono misure che colpiscono essenzialmente il lavoro dipendente pubblico e privato e che attaccano, nell’art. 8 del decreto del 13.08.2011, lo statuto dei lavoratori e l’articolo 18, inserendo la possibilità di licenziare, senza giusta causa o giustificato motivo, con accordi aziendali o territoriali in deroga. In campo sanitario si realizza l’introduzione del ticket di 10 euro per le visite specialistiche, in aggiunta al costo in atto, e 25 € per visite al pronto soccorso ritenute di codice bianco. In campo previdenziale si programma di portare in modo scaglionato il pensionamento delle donne del settore privato a 65 anni; si vuole anticipare gli scaloni di pensionamento in atto, ponendosi come obiettivo il pensionamento a 70 anni per gli uomini; ricordiamo che i parlamentari possono andare in pensione a 50 anni e, pur con una singola legislatura, avere diritto ad una pensione minima di oltre 3000 € nette. Chi ha più legislature può arrivare ad una quota pensionistica di oltre 8000 € nette; si riduce la rivalutazione delle pensioni in rapporto all’aumento dell’inflazione; si riduce la platea e la quota delle pensioni di reversibilità, s’incide fortemente sulle pensioni d’invalidità e sull’indennità di accompagnamento. In campo assistenziale e fiscale si prevede una riduzione delle detrazioni fiscali per il reddito sia da lavoro dipendente sia da pensione; si vuole incidere pesantemente sulle agevolazioni legate al TFR, agli assegni familiari; s’intende tagliare gli sgravi fiscali sulla prima casa, sulle spese mediche, sulle ristrutturazioni, sulle tasse universitarie ed altri. Quest’azione ridurrebbe in modo significativo gli stipendi ed il governo metterebbe mani e piedi nelle tasche degl’italiani! Festività: la prima stesura prevedeva l’abolizione delle festività laiche, in commissione queste sono state ripristinate, ma verrebbe abolita la festa patronale. Nel pubblico, oltre al blocco dei contratti di lavoro e delle retribuzioni fino al 2014, alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, s’intende dare la liquidazione al lavoratore dopo 24 mesi dal pensionamento , pur essendo soldi suoi; s’inaspriscono le regole sulla mobilità, sui trasferimenti, sull’aspettativa. Si attaccano i servizi pubblici con la volontà di privatizzarli, non dando conto al referendum di giugno, con la volontà di fare profitti e non venire incontro alle esigenze dei cittadini. L’attacco all’articolo 18 e la volontà di dare all’impresa libertà assoluta, al di là dell’etica, dei diritti e delle leggi mostra la volontà del governo al servizio delle aziende, delle banche, dei ricconi e degli evasori di voler trattare i lavoratori dipendenti come bestie da soma, che quando non servono, possono essere alienate e quindi licenziate. In Italia l’evasione e l’elusione fiscale supera i 350 milioni di €. La medesima cifra raggiunge il lavoro nero. Basterebbe che tutti pagassero le base in base al reddito ed il problema del debito pubblico sarebbe risolto, avendo anche parecchi milioni di € per investire e creare opportunità di lavoro. Invece il governo dei ricconi, delle aziende, delle banche e degli evasori non toglie un euro a queste categorie. Porta via soldi a chi ha poco e continua a dare a chi ha molto ed usufruisce, nel caso degli evasori, dei servizi dello Stato senza contribuire alle sue spese. E’ ora che la classe lavoratrice prenda coscienza che in questo sistema conta solo il profitto e che gli esseri umani sono solo pedine per giungere a quella meta! Bisogna lottare duramente contro l’assedio feroce del governo e dei suoi rappresentati, ma se vogliamo avere una vita e goderla in tutto il suo splendore è necessario costruire una società comunista.
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Pagano sempre i lavoratori dipendenti!
post pubblicato in diario, il 7 luglio 2011
Pagano solo e sempre i lavoratori dipendenti! Lottare per il comunismo! L’ultima manovra del governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti, come è già accaduto negli anni precedenti, colpisce duramente i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Il profitto e la rendita non vengono minimamente toccati. L’evasione fiscale ed il lavoro nero, che ammontano a circa 350 miliardi di euro, non vengono per nulla scalfiti. Con quella cifra lo Stato italiano risolverebbe tutti i suoi problemi! Invece quelle categorie, comprendente milioni di cittadini, continuano a non partecipare alla gestione dei servizi ed in tanti casi ne usufruiscono meglio degli altri, avendo un reddito basso o nullo, come nel caso della scuola e della sanità. Queste classi sociali sono privilegiate perché sono la base di massa del sistema e, di conseguenza, vengono difese dal profitto e dallo Stato che rappresenta profitto e rendita, non certo il salario. Questa realtà mostra ancora una volta che fascismo e democrazia sono due facce della stessa medaglia ed ambedue portano avanti, a seconda dei momenti storici, gl’interessi di chi vive sulle spalle di chi lavora e produce ricchezza, ovvero il proletariato. Al di là delle differenziazioni di facciata tutti partiti parlamentari o che sedevano in parlamento sono d’accordo nel far pagare il conto ai lavoratori ed alle lavoratrici. I sindacati fanno finta di sbraitare, ma poi non organizzano alcuna difesa vera. Essi sono per il bene del Paese, non certo del salario, delle condizioni di lavoro e di vita di milioni lavoratrici e lavoratori, di milioni di pensionate e pensionati. Le organizzazioni aziendali plaudono al “nuovo che avanza” dimenticando che quanto sta avvenendo negli ultimi anni semmai è il vecchio che ritorna. Lavoratrici e lavoratori è ora di prendere coscienza! Prendere coscienza che non vi è un partito parlamentare dalla nostra parte; che il sindacato, che è uno strumento importante per le nostre lotte, se non è diretto da noi, non difende le nostre esigenze, bensì quelle del profitto e della rendita; che bisogna guardare ai fatti e non alle parole ed i fatti, che hanno “la testa dura” dicono che negli ultimi anni la nostra vita è peggiorata; I posti di lavoro sono sempre più caserme, altro che democrazia! Sono aumentati i disoccupati, che il sistema per nascondere i dati divide in disoccupati, inattivi, scoraggiati, fino ad arrivare a circa 15 milioni di persone senza un lavoro. I salari e le pensioni diminuiscono giorno dopo giorno in potere di acquisto. La scuola è sempre più derelitta e cara. La sanità è come se fosse ormai privata, nonostante le tasse, che i lavoratori dipendenti pagano per il 92% delle entrate dello Stato. I trasporti sono sempre più di minor qualità, pur costando di più. Tutta la vita di chi lavora è peggiorata e continua, per opera del governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti, di tutti i partiti parlamentari e dei dirigenti sindacali, a peggiorare. I signori del governo, dell’opposizione, della dirigenza sindacale, dei giornali e delle tivù vendono a noi fumo, fatto di illusioni, false speranze, promesse vane, mentre l’arrosto del benessere e dei privilegi è tutto per loro, fedeli servitori del profitto. E’ ora di prendere coscienza che da soli non si va da alcuna parte! La forza del movimento dei lavoratori è il numero! Bisogna che si unisca, si organizzi, basandosi su una strategia che ponga come nuova frontiera non un nuovo governo, ma il superamento del sistema, in cui il profitto sia abolito e la produzione sia per il consumo, per il benessere di tutti. Un sistema che metta al centro del sistema produttivo e distributivo non il profitto e la rendita, ma l’essere umano ed i suoi bisogni materiali e spirituali. Solo soddisfacendo le proprie necessità l’essere umano può dirsi libero, concretamente libero. Mandiamo nella soffitta della storia il capitalismo ed i suoi servi! Se lo vogliamo, possiamo farlo! Tutti i cuori e le menti che desiderano vivere la piena libertà, non possono che lottare per il comunismo!
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L'avvenire è nel presente!
post pubblicato in diario, il 2 giugno 2011
L’avvenire nel presente! Il fattore elementare nella legge dello sviluppo della storia umana, al di là degli orpelli ideologici, è che gli esseri umani “devono innanzi tutto mangiare, bere, avere un tetto e vestirsi, prima di occuparsi di politica, di scienza, d’arte, di religione; e che, per conseguenza, la produzione dei mezzi materiali immediati di esistenza e, con essa, il grado di sviluppo economico di un popolo e di un’epoca in ogni momento determinato costituiscono la base sulla quale si sviluppano le istituzioni statali, le concezioni giuridiche, l’arte ed anche le idee religiose degli uomini, e, partendo dalla quale esse devono venir spiegate e non inversamente”. Il sogno di ogni essere umano è poter soddisfare questi bisogni materiali e spirituali. Il capitalismo, affermatosi lordo di sangue, come ogni epoca storica, fin dai suoi albori, si è presentato come un sistema in grado di dare libertà, uguaglianza, fraternità, lasciando poi nei fatti solo enunciazione e niente sostanza. Sono trascorsi più di due secoli ed ogni giorno di più appare chiaro che questa realtà economico-sociale, che si basa sull’estrazione del plusvalore e sul profitto, non garantirà mai al genere umano la soddisfazione delle sue necessità. Le “teste vuote” della politica, della stampa, della televisione, del mondo economico, che tendono a mettere sul piedistallo della storia il capitalismo, sono solo al suo servizio o dell’opportunismo. La realtà mostra quanti esseri umani soffrano la fame o siano sottoalimentati, quanti, pur avendo un lavoro, facciano fatica a tirare avanti, quanti siano costretti alla disoccupazione, quanta differenza vi sia tra i ricchi ed i poveri. Per uscire fuori da questo inferno non vi sono mezze misure. Bisogna superare il plusvalore ed il profitto ed indirizzare la produzione non per la produzione, ma per il consumo. Il nodo che differenzia chi vuole il bene dell’umanità e chi vuole far bene solo agl’interessi del capitale è tutto qua. I primi vogliono una società senza classi, dove ognuno”possa dare secondo le sue capacità e ricevere secondo i suoi bisogni”; i secondi, al di là delle differenziazioni, vogliono mantenere lo “statu quo”. Ne consegue che la classe lavoratrice debba valutare le varie proposte politiche con questo metro per portare avanti i suoi interessi, altrimenti rischia di cadere nella lotta tra le varie frazioni borghesi, tutte d’accordo nello sfruttare al massimo chi lavora e nell’estrarre più plusvalore possibile. La nostra vittoria vi sarà quando supereremo l’attuale sistema e potremo costruire una realtà economico-sociale in cui l’essere umano sia al centro di ogni attività produttiva e sociale. L’attuale realtà si basa già su un modo di produzione collettivo, anche se l’appropriazione è oligarchica. Si tratta di rendere anche l’appropriazione collettiva. L’avvenire è nel presente! La produzione è sociale, i risultati di essa sono di pochi. Basterebbe espropriare questi usurpatori per avere una nuova società ed un mondo nuovo. Non vi sono altre strade per uscire dalle prigioni del capitale! “ Quando ci si parla di morale, noi diciamo: per un comunista la morale è tutta in questa disciplina compatta e solidale e nella lotta di massa cosciente contro gli sfruttatori. Non crediamo nella morale eterna e smascheriamo ogni specie di favole ingannatrici sulla morale. La morale deve servire a elevare la società umana, a liberarci dallo sfruttamento del lavoro… Alla base della morale comunista sta la lotta per consolidare il comunismo e portarlo a compimento.” Lenin Lottare per l’essere umano e la soddisfazione dei suoi bisogni, la libertà, la fratellanza, l’uguaglianza, la giustizia, la pace, il rispetto della natura è lottare per il comunismo!
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