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unalucenellabirinto Libertà, fraternità, uguaglianza.
Renzi: il vecchio ammantato da nuovo.
post pubblicato in diario, il 1 aprile 2014
Renzi: il vecchio ammantato di nuovo. Renzi : appoggiato da tutte le frazioni borghesi e piccolo-borghesi si presenta come il nuovo che avanza. Ma sa di vecchio. Al di là delle chiacchiere il suo primo atto concreto di governo è stato quello di liberalizzare ancora di più il mercato del lavoro per renderlo flessibile al massimo e quindi precario oltre ogni limite. La lotta alle caste sono fumo negli occhi che nasconde la volontà della borghesia italiana da un lato di avere un sistema politico decisionale in tempi rapidi e senza ostacoli, la nuova legge elettorale e le cosiddette riforme costituzionali vanno in questa direzione e ricordano la legge Acerbo e l’avvento del partito unico, dall’altro di poter sfruttare liberamente la classe lavoratrice con utilizzo a seconda delle necessità produttive. In tutto il mondo industrializzato la battaglia sulla riduzione degli stipendi e la mano libera sulla forza lavoro è in prima linea per poter competere sul mercato mondiale. In Italia assume contorni ancora più vistosi, vista la quasi totale produzione di beni a basso contenuto tecnologico, che si trovano a competere con Paesi in via di sviluppo. Uno dei capisaldi della propaganda dei pugilatori a pagamento con lingua da schiavi sarebbe l’eccessivo costo del lavoro italiano. Nei giorni scorsi l’Eurostat ha smentito questo luogo comune affermando che è in linea con la media Ue-17, 28.1 Italia, 28.4 ue-17. La classifica del costo del lavoro vede prima la Svezia con 40 €, seguono Danimarca con 38.4, Belgio 38, Lussemburgo 35.7, Francia 34.3, Olanda 33.2, Austria e Finlandia 31.4, Germania 31.3, Irlanda 29. Al contrario i salari italiani sono tra i più bassi del mondo e confrontati con quelli tedeschi sono meno della metà. Anche le garanzie per chi perde il lavoro sono inferiori, meglio dire inesistenti in Italia, visto che sempre in Germania un disoccupato ha diritto ad un reddito anche se non ha mai avuto un lavoro. Garanzie simili sono presenti in altri Paesi, ad esempio in Francia. In Italia, tutti i dati lo dimostrano, si lavora di più con salari più bassi, si va in pensione più tardi, si ha diritto a meno coperture sociali. L’altro luogo comune, in voga da più di vent’anni, è il mercato del lavoro ingessato rispetto ad altri Paesi. Tutti i dati mostrano il contrario, mettendo in risalto negli altri Paesi le garanzie per chi entra e per chi esce dal mercato del lavoro. Il campo in cui l’Italia è al secondo posto in Europa, dopo la Grecia, è quello dell’evasione fiscale, contributiva e della corruzione. In un convegno dei giorni scorsi, poco pubblicizzato sui mass-media il magistrato Greco del Tribunale di Milano, specialista in reati finanziari, ha affermato che la vera revisione di spesa il governo dovrebbe farla sull’evasione e la corruzione e che una lotta seria porterebbe nelle casse dello Stato circa 500 md. Questa cifra corrisponde a quanto lo Stato italiano spende per il suo mantenimento e la spesa sociale e risolverebbe tutti i problemi di bilancio, di stato sociale, di investimenti produttivi. La lotta all’evasione ed alla corruzione dovrebbe essere al primo posto nella politica di governo, essendo questi mali il cancro del sistema Italia, invece non se ne parla per niente. L’ex ministro Visco nei giorni scorsi ha affermato che nessun gruppo politico si assume questa responsabilità per non correre il rischio di perdere 10 milioni di voti. Semplicemente nessun gruppo politico si sogna questa sfida perché sono per la maggioranza rappresentanti di questi strati sociali. Si arriva all’assurdo poi quando si ascolta lamentele per le troppe tasse da parte di chi non le paga, visto che per il 90 % sono i lavoratori dipendenti e pensionati a pagarle. Le auto all’asta, ma vi sono altre nuove già prenotate, la riduzione degli stipendi ai parlamentari e dirigenti di pochi euro, l’abolizione finta delle province con l’aumento di consiglieri comunali ed assessori, gli 80 euro al mese per la metà dei lavoratori dipendenti, mentre la Tasi e la Tari, unite all’aumento delle addizionali regionali e comunali portano via ben di più dalle tasche dei cittadini, sono solo fumo negli occhi da magliari per nascondere l’obiettivo vero: mantenere gli agi e le ricchezze per borghesia e piccola borghesia grazie all’aumento dello sfruttamento dei lavoratori ed ai bassi salari. Il nuovo Renzi è la prosecuzione del vecchio! Sbigottisce ogni volta che sente i dati sulla disoccupazione, ma fa di tutto per aumentarla con leggi contro il lavoro e per la disoccupazione. Un programma serio per affrontare l’attuale realtà dovrebbe partire dalla lotta all’evasione ed alla corruzione, dall’abolire la riforma Fornero e tornare alla situazione precedente per dare lavoro a giovani e meno giovani, dallo sblocco del turnover nel pubblico impiego, dal dare un reddito a chi si trova in condizione di disoccupazione, dal fare un piano d’industrializzazione con alti contenuti tecnologici a medio-lungo termine, dalla cura dell’ambiente e del territorio. I soldi ci sarebbero se si avesse la volontà di colpire evasione e corruzione, che porterebbero anche ad una riduzione delle tasse, essendoci il contributo sociale di tutti e non di una parte. Sono tutti d’accordo! Borghesia, piccola borghesia, politici, associazioni varie, dirigenti sindacali! Capiscono che oggi la classe operaia è debole e supina a lasciarsi turlupinare dalle chiacchiere e dai finti obiettivi e cercano di rendere le persone, che per vivere devono vendere il proprio cervello o le proprie braccia, ancora più merce ad uso e consumo del sistema. La classe operaia oggi è un gigante addormentato, ma la storia la chiamerà ad appuntamenti risolutivi per essa e per l’intera umanità, degna di vivere una vita vera nella serenità materiale e nella felicità spirituale. “ Tutti i buoni borghesi…vi dicono che la concorrenza, il monopolio, ecc. come principio, cioè presi come pensieri astratti, sono i soli fondamenti della vita, ma che essi lasciano molto a desiderare nella pratica. Tutti svolgono la concorrenza senza le conseguenze funeste di questa. Tutti vogliono l’impossibile, cioè le condizioni della vita borghese senza le conseguenze necessarie di queste condizioni. Tutti non comprendono che la forma borghese della produzione è una forma storica e transitoria così come lo è stata la forma feudale.” Marx
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"Come l'asino che porta vino e beve acqua."
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2013
“Come l’asino che porta vino e beve acqua.” La produzione di tutti i beni è generata dall’opera della classe lavoratrice, che crea i presupposti per il benessere sociale. Solo una minima frazione del valore prodotto va a chi, tramite la sua opera, lo produce. La gran parte va al capitale, che, insieme alla rendita, gode della fatica dei lavoratori. Mentre i salari perdono sempre più in potere d’acquisto, la precarietà e lo sfruttamento aumentano, la disoccupazione raggiunge livelli enormi, nonostante le “riforme” che in questi anni ci hanno propinato come propedeutiche alla maggiore occupazione, mentre erano solo un mezzo per aumentare lo sfruttamento, la povertà di sempre più larghi strati sociali cresce, si nota un aumento della ricchezza per alcuni strati della società che vivono di profitto e rendita. Tutti si riempiono la bocca di voler “cambiare”, creare una società più giusta, lottare la disoccupazione e la miseria, dare un futuro ai giovani ed ai meno giovani, far sì che le donne abbiano pari opportunità di lavoro e di vita, ma, in realtà, proseguono sulla strada dell’aumento dell’ sfruttamento per i lavoratori. L’ultimo esempio è la legge di stabilità, di cui si sta discutendo in parlamento, che non affronta i problemi della disoccupazione e della miseria, dello sfruttamento nei luoghi di lavoro, dei licenziamenti; che continua a rodere gli stipendi dando da una parte, e non a tutti, briciole e togliendo dall’altra grosse fette di pane. Eppure se solo si volesse… I crediti dello Stato nei confronti d’imprese e cittadini in libera professione o nel lavoro autonomo, accertati con azioni fiscali, superano i 500 miliardi di euro. Si parla solo dei crediti delle aziende nei confronti dell’amministrazione statale, ma non si parla di quanto capitale e rendita devono allo Stato! Se a questi miliardi aggiungiamo l’evasione fiscale e contributiva, che annualmente è di circa 300 miliardi, se aggiungiamo la corruzione, che si stima sui 60 miliardi, avremo una cifra enorme per abbattere il debito e rilanciare produzione e consumo. Potremmo non assistere ad una scuola pubblica dove i genitori devono contribuire finanziariamente e materialmente per farla andare avanti, mentre, nel contempo, si continua a foraggiare la scuola privata. Potremmo finalmente mettere in sicurezza l’edilizia scolastica. Potremmo avere una sanità dove non bisognerebbe aspettare 6-8 mesi per una visita oculistica e, magari, senza costi aggiuntivi per chi già contribuisce con la tassazione. Potremmo avere una rete di trasporto pubblico più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini. Si potrebbero aprire tanti cantieri di opere pubbliche e di salvaguardia del territorio. Si potrebbe porre fine all’imbroglio all’età della pensione ritardata perché si sarebbe ancora giovani, ma si è vecchi per poter avere un lavoro già intorno ai 45-50 anni. Tutto il castello di chiacchiere e di prese in giro dei vari vecchi B. e giovani B., unitamente ai loro seguaci in tutti i partiti parlamentari, cadrebbe. L’arrampicarsi sui muri scivolosi dei vari dirigenti sindacali, supini alla linea dell’aumento dello sfruttamento per i lavoratori, sarebbe chiaro. Invece continuano a dire che “ i soldi non ci sono” “le capacità di spesa sono poche” per non toccare profitto e rendita, i ricchi, e continuare a salassare la classe lavoratrice attiva e pensionata. Ogni volta c’è un novello ciarlatano che dice di vedere la luce in fondo al tunnel. In realtà loro non hanno mai visto il buio del licenziamento, della disoccupazione, dello sfruttamento, della miseria, della perdita di dignità umana nell’impossibilità di soddisfare i bisogni materiali e spirituali. Fidarsi dei capitalisti e dei loro servitori è come fidarsi del lupo che vuol mangiarsi l’agnello. Pensare che una società migliore possa venire per un’elezione in più od in meno e per mano dei vecchi e nuovi illusionisti è pura demagogia. “ Il grido di battaglia non è affatto tra monarchia o repubblica, ma tra dominio della classe operaia o dominio della borghesia” Marx Sta a noi lavoratori prendere in mano il nostro futuro e conquistarcelo.
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permalink | inviato da prometeo10 il 15/11/2013 alle 13:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I soldi ci sono!
post pubblicato in diario, il 20 ottobre 2013
I soldi ci sono! L’attenzione politica, socio-economica e mediatica in Italia è concentrata tutta sul pregiudicato B. e sulle sue sorti. La disoccupazione crescente, le ore di C.I.G. in aumento, la precarietà dilagante, la miseria galoppante per milioni di cittadini non sono all’ordine del giorno dei centri finanziari ed economici, politici, mediatici, se non per riempirsi la bocca ogni tanto di frasi fatte ed inconcludenti. Ogni volta si sente affermare, quando le scelte riguardano la salvaguardia della dignità delle persone, che per vivere devono lavorare e che, giustamente, devono usufruire dei servizi scolastici, sanitari, pensionistici, di trasporto:” Non ci sono i soldi!” Invece i soldi ci sono per finanziare l’abolizione dell’IMU anche per i miliardari, per le grandi immobiliari, per la chiesa. Ci sono per dare soldi a fondo perduto alle imprese, alle banche, a tanti enti inutili, per gli F35. In tutto il mondo capitalistico dell’occidente dal 2008 al 2012 alle banche sono stati dati circa 1800 md. di dollari, una cifra pari quasi al P.I.L. italiano. Con questa cifra quante imprese e quanti lavoratori sarebbero entrati nella produzione? Forse non ci sarebbe il livello di disoccupazione attuale in Europa e nel mondo. “I soldi ci sono!” In Italia l’evasione fiscale e contributiva, il lavoro nero, la corruzione sottraggono allo Stato circa 400md. ogni anno. Tutti affermano di voler lottare contro queste illegalità, ma in pratica fanno di tutto per non affrontarle. Il furto di questi miliardi allo Stato aggrava il peso del fisco sui lavoratori dipendenti e pensionati, che coprono le entrate dirette del fisco per circa il 95 %. La cura della salute ha un costo ulteriore annuale sia in termini di attesa ed, in caso di urgenze, per la costrizione a scegliere il privato sia per i ticket, sempre più esorbitanti, sia perché i “ladri “, di cui sopra, usufruiscono dei servizi sanitari in posizione di esenzione per quantità di reddito. Difatti la quota di non paganti risulta essere del 50% a livello nazionale e dell’80% nel sud. Lo stesso discorso vale per la scuola ad esempio nel campo delle tasse universitarie e del godimento del servizio mensa. Perché allora tutti i partiti parlamentari, compreso il M5S, ed i burocrati del sindacato non tengono conto di questa realtà e la pongono come prioritaria nel percorso politico? Perché, quando devono tartassare ulteriormente, i lavoratori ed i pensionati portano esempi, spesso fasulli, per colpire condizioni di lavoro, stipendi e pensioni? Perché non prendono esempio da altri Paesi nella lotta all’evasione, dove, pur esistendo, non ha i livelli italiani? Il motivo è semplice. Essi sono tutti rappresentanti di queste classi sociali e difendono questi interessi. Gli avvocati in parlamento sono tantissimi, i lavoratori dipendenti ed i pensionati inesistenti. Difendono, oltre al profitto, la rendita, in molti casi, parassitaria. Nel capitalismo e, di conseguenza, nelle nazioni più avanzate la rendita va insieme al profitto, ma in percentuali più coerenti con il sistema e tenendo sotto controllo quella parassitaria. In Italia ha raggiunto proporzioni enormi e, per giunta, è quasi tutta parassitaria. Un esempio chiaro è il costo del lavoro che non vede la situazione italiana molto distante dalle realtà di altri Paesi, la differenza è nella tassazione delle buste paga e delle pensioni che è molto più alta in Italia e che costringe a dare al fisco mediamente il 40% del proprio stipendio o propria pensione. I sacrifici che ci hanno fatto fare e che continuiamo a fare sono finalizzati a mantenere queste situazioni di privilegio in una società che relega i lavoratori all’ultimo posto della scala sociale. “Basta!” Per dire ad alta voce questa parola bisogna togliere ogni fiducia a vecchi e nuovi ciarlatani borghesi e piccolo borghesi della politica. Essi, quando parlano, usano parole come riforme, cambiamento, futuro, speranza, felicità, ma non dicono mai il modo ed il come arrivare ad una vita migliore. La società che offrono è la stessa che stiamo vivendo con il profitto e la rendita, le disuguaglianza sociali, le ingiustizie, la schiavitù materiale e morale di non essere liberi di soddisfare i propri bisogni. Non è con Renzi o Grillo che si cambia! Essi sono solo i nuovi attori di una commedia già conosciuta. Sono i nuovi suonatori di una nuova orchestra, ma la musica per chi lavora non cambia. Senza contare chi per interessi personali, dimostrato dalle condanne per sottrazione agl’italiani di una certa quantità di milioni di euro, fa di tutto per continuare a vendere illusioni e fumo, sempre per salvare la sua persona ed i suoi interessi finanziari. Dire basta vuol dire unirsi ed organizzarsi per portare avanti un’idea di una società senza classi dove tutti siano produttori e consumatori, dove tutto sia in comune e tutti siano “obbligati” a lavorare il tempo sociale per produrre i beni per la comunità. Lavorare per superare questa realtà sociale è impegnarsi per il benessere proprio in un interesse comune.
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Vecchi e nuovi ciarlatani della politica borghese.
post pubblicato in diario, il 11 aprile 2013
Vecchi e nuovi ciarlatani della politica borghese. Il capitalismo, in ispecie nella fase imperialistica, non ha confini se non di carattere geografico. La libertà di commercio è ritenuta “legge naturale”. La libera concorrenza determina la concentrazione della produzione e questa conduce al monopolio. La produzione di merci viene considerata ancora base di tutta l’economia, ma essa è minata ed i maggiori profitti spettano ai geni delle manovre finanziarie. Base di tali operazioni e trucchi è la socializzazione della produzione, ma l’immenso progresso compiuto dall’umanità, affaticarsi per giungere a tale socializzazione, va a vantaggio degli speculatori. La fondamentale e originaria funzione delle banche consiste nel servire da intermediario nei pagamenti. Esse trasformano poi il capitale liquido inattivo in capitale attivo, cioè produttore di profitto, raccogliendo tutte le rendite in denaro e mettendole a disposizione dei capitalisti. Lo sviluppo e la concentrazione degl’istituti bancari porta costoro ad essere potenti monopoliste, detentrici di quasi tutto il capitale liquido dei capitalisti e dei piccoli industriali, oltre a possedere mezzi di produzione e sorgenti di materie prime. La concentrazione delle banche trasforma il capitalismo in imperialismo capitalista. Nel vecchio capitalismo la caratteristica principale era l’esportazione di merci, nella fase imperialistica assume notevole importanza l’esportazione di capitale. Il sistema capitalistico è la produzione mercantile al suo massimo grado di sviluppo sia a livello nazionale sia a livello internazionale. In esso sono inevitabili disuguaglianze, discontinuità nello sviluppo di singole imprese, di singoli rami industriali, di singoli paesi. La classe operaia in questo contesto è una merce utile a creare plusvalore e quindi profitto. La socializzazione della produzione si scontra con l’appropriazione di pochi delle ricchezze prodotte. Parte di queste vengono utilizzate dai capitalisti per “creare consenso” al sistema tramite i partiti politici prettamente borghesi, opportunisti, che dicono di voler cambiare per nulla mutare, burocrati sindacali collaborazionisti, “pugilatori a pagamento con lingua da schiavi” nei mass-media, religioni varie e , persino, lo sport. Nessuno si questi osa mettere in discussione i rapporti di produzione ed il profitto. Parlano di libertà, equità, a volte uguaglianza, giustizia, ma nascondono la disuguaglianza più grande: l’appropriazione oligarchica della produzione socializzata. Il nuovo Papa ha detto che bisogna essere vicini ai poveri, ma non si è sognato di affermare che bisogna superare un sistema orrendo come il capitalismo che genera tanti poveri e pochi ricchi. Egli stesso rappresenta un’istituzione che è parte integrante del sistema. Come le ideologie sono soggette a mutare con il mutare degli eventi e nuove prendono il posto di vecchie con contenuti sempre uguali, così organizzazioni politiche, sindacali, religiose, propagandistiche cercano di contenere l’insoddisfazione di una vita sempre più grama di milioni di persone con finte linee politiche nuove e “rivoluzionarie”, ma che di nuovo e rivoluzionario non hanno proprio nulla. Difatti nè le vecchie né le nuove pongono alla base della loro azione il superamento del capitalismo e dei suoi rapporti di produzione. Tanti lavoratori ci cascavano prima e ci cascano dopo nella fiera dell’illusionismo e delle illusioni ad occhi aperti per poi ricadere nello sconforto e nella rassegnazione. Le statistiche riportano l’aumento dei disoccupati, delle famiglie povere, la diminuzione del potere d’acquisto degli stipendi, l’aumento dei licenziati. Tutti discutono di questi effetti del sistema, ma non lo mettono in discussione. Anzi utilizzano queste situazioni come armi ideologiche di terrore per aumentare la disoccupazione, la povertà, la platea licenziata e per ridurre ancora di più gli stipendi, accrescendo lo sfruttamento dei lavoratori. La classe lavoratrice non deve aspettarsi alcunchè da costoro, che si scontrano per dividersi il profitto, ma che sono compatti contro i lavoratori! Si parla tanto di casta, di costi della politica, di aziende in crisi, di banche affamatrici. Si parla poco o niente, e soprattutto si fa niente, di evasione fiscale e contributiva, di corruzione, di profitti che continuano a non mancare per le imprese, la discontinuità delle singole imprese è caratteristica al sistema. Non si accenna per niente ai salari sempre più bassi, alla disoccupazione crescente, se non in termini moralistici, alla povertà vistosa di tante persone, costrette a non vivere la vita. Si parla di scuola, di sanità, di trasporti come servizi non soddisfacenti, intanto si peggiora sempre più la situazione. In sintesi tante parole per gli sfruttati, fatti concreti per gli sfruttatori del sistema. I nuovi, che dovrebbero cambiare la realtà, in Italia vengono fatti apparire Renzi, il M5S+L, i nuovi eletti in parlamento. Le loro proposte politiche, seppur in diversa forma dialettica, sono in molti casi peggiori e dannose per i lavoratori rispetto ai cosiddetti “ vecchi” e mirano a togliere ancor più diritti ed aumentare lo sfruttamento. Sono movimenti piccolo borghesi, che rappresentano quella parte di questa classe, in molti casi improduttiva, che sente in pericolo il proprio “Statu quo”, ma che nulla hanno a che vedere con la classe lavoratrice. Difatti non mettono in discussione i rapporti di produzione, nodo tra chi vuole veramente un mondo nuovo o chi gioca a far finta di cambiare per cambiare nulla. A loro sta bene la democrazia borghese, “miglior involucro per il capitalismo”, e con essa le disuguaglianze, le ingiustizie, la miseria, le guerre che essa produce. A loro sta bene il profitto, causa di disumanità all’interno dell’umanità. Chi vuole veramente cambiare e lotta per un mondo nuovo, dove la soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali degli esseri umani è la base della produzione socializzzata, è per superare i rapporti di produzione ed il profitto. Tutto il resto sono chiacchiere da illusionisti.
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Passata la festa...
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2013
“Passata la festa, gabbato lo santo” La fase elettorale è terminata. La fiera delle promesse e delle illusioni ha ceduto il passo alla realtà. Disoccupazione, precarietà del lavoro e della vita, bassi salari, pensioni da fame, miseria crescente in contrapposizione all’aumento del profitto e della rendita di pochi, presente e futuro sempre più incerto per milioni di persone sono parte della vita quotidiana. Il balletto dei partiti o movimenti parlamentari fissato su obiettivi propagandistici non affronta la speranza di tanti esseri umani di vivere una vita decente. Il futuro capitalistico si presenta ancora più nero per tante persone e non saranno certamente i vecchi e giovani rappresentanti della borghesia in parlamento a far cambiare la rotta. In Grecia, in Spagna, in Portogallo lotte spontanee cercano di opporsi a questo destino macabro, ma senza una strategia rimangono solo forme di esibizione del malcontento crescente. In Italia sembra che gli strumenti di controllo sociale, partiti, movimenti, dirigenza sindacale, mass-media, organizzazioni religiose abbiano avvolto lo scontento sociale in una cappa di piombo e che non vi siano reazioni alla povertà crescente, tanto che alcuni “pugilatori a pagamento con lingua da schiavi” arrivano a vantarsi di questa situazione diversa da altri Paesi. Eppure… “non c’è niente di nuovo alla luce del sole”. La classe lavoratrice non consapevole della dimensione sociale in cui vive, la stessa che ha nel suo grembo sfruttamento, miseria per molti e ricchezza per pochi, disoccupazione, bassi salari, è portata o a chiudersi nella sua delusione ed apatia o a seguire i capipopolo dell’ultima moda, i quali nulla faranno per mutare la realtà capitalistica, perché nessuno di essi mette in discussione la radice di ogni male: i rapporti di produzione e la produzione sociale in contrapposizione all’appropriazione oligarchica. Il nodo gordiano da sciogliere è questo, solo questo. Altre strade per sognare un mondo diverso sono solo palliativi ed illusioni. Tutti i servitori della borghesia e la stessa borghesia dicono di volersi impegnare per risolvere il problema della disoccupazione, per affrontare il tema della povertà, per dare un futuro migliore ai giovani ed un presente sereno agli anziani. Sanno che sono solo parole. Il sistema economico non è una fila o una sequela di astratti ragionamenti; ma anzi è un connesso ed un complesso di fatti, in cui si genera una complicata tessitura di rapporti. La disoccupazione, la povertà, la precarietà di vita ad ogni età sono parte integrante del sistema. Par abolirle bisogna che si superi il sistema stesso. Pretendere che questa realtà di fatti, che la classe borghese si è costituita a gran fatica, attraverso i secoli, con la violenza, con l’astuzia, con l’ingegno, con la scienza ceda le armi, ripieghi, si attenui per far posto ai reclami dei poveri è folle. Chiedere a questa società di essere diversa e che rovesci il suo diritto, che è la sua difesa, è domandare l’assurdo. Chiedere a questo stato, che esso cessi di essere lo scudo ed il baluardo di questa società, è volere l’illogico. Queste ideologie partono dal preconcetto che la storia ammetta l’errata corrige senza la fondamentale mutazione della struttura elementare e generale della società. Fin quando esistono le classi ogni discorso sulla libertà e l’uguaglianza è un modo per ingannare se stessi e la classe lavoratrice. La parola d’ordine della libertà e dell’uguaglianza è una menzogna ed un’ipocrisia della società borghese, che dietro il riconoscimento formale della libertà e dell’uguaglianza nasconde di fatto l’illibertà e la disuguaglianza economiche per tutti i lavoratori. “ La borghesia non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, quindi i rapporti di produzione, quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l’immutata conservazione dell’antico modo di produzione. Il continuo rivoluzionamento della produzione, l’incessante scuotimento di tutte le condizioni sociali, l’incertezza e il movimento eterni contraddistinguono l’epoca borghese da tutte le altre. Tutte le stabili e arrugginite condizioni di vita, con il loro seguito di opinioni e credenze rese venerabili dall’età, si dissolvono e le nuove invecchiano prima ancora di aver potuto fare le ossa. Tutto ciò che vi era stabilito e di rispondente ai vari ordini sociali si svapora, ogni cosa sacra viene sconsacrata e gli uomini sono finalmente costretti a considerare con occhi liberi da ogni illusione la loro posizione nella vita, i loro rapporti reciproci…” K.Marx Dobbiamo considerare con occhi liberi da illusioni la nostra posizione nella vita ed i nostri rapporti con le altre classi e vedremmo come solo una distribuzione sociale, pari alla produzione già sociale, superando i rapporti di produzione, possa essere fonte di vero cambiamento. Soltanto liberandoci di pochi usurpatori potremo ambire ad una proprietà sociale dei mezzi di produzione e dei prodotti stessi ed instaurare un’economia di consumo sociale contrapposta ad un’economia di profitto, un’economia basata sull’abbondanza e sul soddisfacimento dei bisogni collettivi ed individuali.
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Comunismo e libertà.
post pubblicato in diario, il 28 gennaio 2013
Comunismo e libertà. La società in cui viviamo è dominata dall’ottica del profitto e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dove l’autonomia, l’emancipazione, la libertà sono dovute allo “schiavo giallo”, il denaro, così battezzato da Shakespeare. “Questa prodigiosa materia capace di rendere nero il bianco, bello il brutto, diritto il torto, nobile il basso, giovane il vecchio, valoroso il codardo.” Una dimensione socio-economica che nega la libertà a miliardi di esseri umani, essendo essa innanzitutto soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali. Se non vi è questa libertà, non vi può essere uguaglianza e giustizia sociale, né tantomeno civiltà, poiché essa, essendo la libertà materiale e spirituale intimamente legate, presuppone esseri umani liberi, poiché soltanto da tali persone può essere concepita e realizzata. Eppure nel sistema attuale la parola “libertà” è tra le più utilizzate. Addirittura si fanno guerre nel nome di questa parola. Quale libertà ha il disoccupato, il cassintegrato, il lavoratore in mobilità, chi ha un lavoro precario, chi lavora ed è costretto a sopravvivere con 1200 € al mese, il pensionato con 600 € al mese, il giovane che dedica anni della sua vita allo studio per un futuro senza futuro? La parola libertà, non collegata alla soddisfazione dei bisogni, è una parola vuota. Senza cibo per la mente e per la pancia non vi può essere libertà! L’essere umano ha necessità di mangiare, bere, vestirsi, avere una casa, allo stesso modo del bisogno di conoscere ed esplorare ogni campo della cognizione umana. La realtà di sfruttamento e miseria del proletariato nel capitalismo non sono problemi contingenti, ma strutturali al sistema. Secondo il rapporto Unicef oggi nel mondo muoiono 10 milioni di bambini sotto i cinque anni. Questi infanti non riescono a diventare giovani! Nel 2011 la spesa militare è stata di 1204 miliardi di dollari, ma non vi sono soldi per salvare la vita di questi bambini. Il progetto di ridurre le morti a 9000 unità al giorno è stato presentato come un obiettivo molto ambizioso. Secondo il Tribunale permanente contro i crimini dell’umanità, istituito da un Trattato internazionale e ratificato da 106 Stati, mancanti la Cina e gli U.S.A, sarebbero 300.000 i bambini presenti in formazioni militari, dopo che solo poco tempo fa sono state accertate le dimensioni del massacro nella guerra Iran-Iraq di 30 anni orsono, quando masse di ragazzi furono utilizzati per sminare le strade. La verità che questo sistema sociale in qualsiasi fase è fame, miseria, guerra, sfruttamento, morte per milioni di esseri umani. Che piova o ci sia il sole chi vive offrendo al mercato capitalistico braccia o cervello avrà una vita sempre dura da vivere sia che sia giovane sia che sia anziano, sia che appartenga al sesso femminile sia che appartenga a quello maschile! “Nella società borghese il lavoro vivo è soltanto un mezzo per aumentare il lavoro accumulato. Nella società comunista il lavoro accumulato è soltanto un mezzo per rendere più largo, più ricco, più progredito il ritmo di vita…” K.Marx- F. Engels Il manifesto del partito comunista. Negli ultimi anni i mass-media hanno dedicato ampio spazio alla presunta “crisi”. I pseudo economisti, pseudo centri studi e pseudo organismi di controllo si sono dilettati a fare previsioni sulla durata e sull’intensità. Erano gli stessi che poco tempo fa facevano previsioni sul petrolio a 200 dollari al barile, si sollazzavano sulle stime di crescita e che alzavano i tassi d’interesse per tenere sotto controllo l’inflazione. In alcune aree del globo, tra cui l’Europa, la “crisi” è stata utilizzata per una politica economica di rigore, che ha significato colpire la classe lavoratrice nei posti di lavoro, nei salari, nei diritti, facendo passare il ritorno a condizioni del primo novecento come nuove riforme, salvaguardando però il profitto e la rendita. Eppure l’economia mondiale è cresciuta negli ultimi anni di circa il 4 % e le previsioni per l’anno in corso sono di una crescita vicina al 3%. La situazione attuale vede una realtà di sovrapproduzione in determinate aree. Si produce troppo rispetto alla domanda! E’ assurdo che, mentre tanti prodotti giacciono in magazzino, miliardi di esseri umani debbano vivere nella miseria o, addirittura, morire d’inedia! E’ il capitalismo! Pochi ricchi, molti poveri. La dimensione dell’attuale realtà mostra ancora una volta che il capitalismo ha finito la sua opera progressista ed ha assunto una forma conservatrice e reazionaria ed è solo un freno allo sviluppo dell’umanità. Nell’attuale società la miseria e la povertà, non sono accidenti, ma sono insite nel processo di produzione e distribuzione del sistema, nel quale il capitale è un prodotto comune e può essere messo in moto solo dall’attività comune dei membri della società, ma l’appropriazione è oligarchica. Se il capitale è un prodotto sociale, basterebbe trasformare la proprietà oligarchica in comune per avere una società nuova. La dimensione nuova del carattere sociale della proprietà sarebbe la nascita di un mondo nuovo in cui ogni essere umano si appropria dei beni prodotti e della vita stessa, che può essere goduta in tutto il suo splendore solo nella soddisfazione dei bisogni materiali e spirituali. Essere per la vita vuol dire essere per l’eliminazione del dissidio tra produzione sociale ed appropriazione di pochi. Dire di essere per la vita e per la libertà, mentre si accettano condizioni di miseria, di sfruttamento, milioni di morti per fame, miliardi in condizione di sottoalimentazione è pura ipocrisia. “L’economia borghese non può né in genere impedire le crisi, né garantire il singolo capitalista da perdite, cattivi debitori e fallimenti e neppure garantire il singolo operaio dalla disoccupazione e dalla miseria.” F. Engels Antidhuring La differenza tra chi vuole veramente una realtà socio-economica nuova, ove al centro vi sia l’essere umano ed i suoi bisogni, e chi non la vuole, anche se, ipocritamente, cerca di far sembrare il contrario, è nel superamento dei rapporti di produzione, dell’ottica del plusvalore e del profitto. La nuova frontiera per l’umanità è una società comunista, che si basi sul concetto di Marx “Da ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo le sue necessità”. Per giungere a questo obiettivo è necessario che ognuno prenda in mano il proprio destino e lotti quotidianamente per questa meta, scrollandosi di dosso la fiera delle illusioni del parlamentarismo, orchestrata dai “pugilatori a pagamento con lingua da schiavi”. “Noi ci chiamiamo comunisti. Che cos’è un comunista? Comunista è una parola latina. Comunista deriva dalla parola comune. La società comunista significa: tutto in comune, la terra, le fabbriche, il lavoro. Ecco cos’è il comunismo.” Lenin “I compiti delle associazioni giovanili” 1920
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Se lo vogliamo...
post pubblicato in diario, il 17 dicembre 2012
Se lo vogliamo, possiamo realizzare il sogno! Monti, commissario della finanza con l’obiettivo di salvaguardare gl’interessi del grande capitale finanziario ed industriale, l’anno scorso, alla presentazione del suo governo affermò che il suo mandato sarebbe durato fino alla scadenza elettorale e che sarebbe poi tornato a fare il professore. Oggi, nonostante tutti gl’indicatori economici negativi, gli stessi interessi, che prima appoggiavano Berlusconi, mollato quando era divenuto impresentabile, vogliono che il “professore banchiere” entri nella tenzone elettorale direttamente od indirettamente per indirizzare gli obiettivi del nuovo governo o presiederlo in prima persona. Il piano è di continuare ad alzare il livello di sfruttamento dei lavoratori ed estrarre maggiore plusvalore, d’altronde nell’ultimo anno le uniche vere “ restaurazioni riforme” portate avanti riguardano i lavoratori dipendenti ed i pensionati. Altre categorie o non sono state toccate od hanno dovuto subire conseguenze di riflesso. Nel dibattito politico esiste un’assenza ed è quella della voce e degl’interessi dei lavoratori e dei pensionati. Tutte le forze politiche vecchie e nuove discutono di tutto, ma nessuno propone una lotta seria alla disoccupazione con riduzione di orario e reddito garantito, la diminuzione dell’età pensionabile, la scuola gratuita, il diritto alla cura della salute, i trasporti più efficienti e vicini ai tanti che non usufruiscono di Italo o Frecciarossa, una libera chiesa in libero Stato, una vera libertà nelle scelte di carattere privato. Tutti dicono che il futuro sarà duro, ma non dicono per chi. Non certo per quel 10% di italiani che detengono il 50 % della ricchezza totale privata, stimata in circa 9000 miliardi di euro. In un mondo che vede la produzione mondiale con il segno più ed aziende, tra cui anche le banche, che continuano a macinare profitti, il futuro sarà duro solo per i lavoratori, se questi continueranno a seguire la corrente o lasciarsi trasportare da essa senza la minima opposizione e senza una propria strategia. Che società è quella società che nega la soddisfazione dei bisogni primari? Che società è quella società dove muoiono milioni di bambini? Che società è quella società dove le donne devono prostituirsi per vivere? Che società è quella società dove gli anziani sono soli, abbandonati e senza soldi? Che società è quella società dove tanta gente dorme per strada e, d’inverno’, muore per il freddo? Che società è quella società dove si ammazza un altro simile per un pezzo di terra o per qualche barile di petrolio? Dov’è l’amore? Dov’è la giustizia? Dov’è l’uguaglianza? Dov’è la fratellanza? Dov’è la libertà? Questo tipo di società è una società senza futuro… E non ci fermeranno quei quattro ignoranti con la testa vuota e l’animo cattivo, che cercano di fermarci con le stragi, gli omicidi. Essi non hanno capito che noi abbiamo capito i loro inganni, le loro truffe, la loro prepotenza, le loro ingiustizie, le loro sopraffazioni e non ci caschiamo più. Qual è dunque la nostra politica per il lavoro nella nuova società? Il primo obiettivo è mandare al macero e far sparire le schifezze, che abbiamo elencato prima; tutte, senza salvarne alcuna. Nella nuova società tutti devono essere attori della produzione sociale e tutti devono usufruirne. In questa fase è importante per noi dare a tutti un lavoro, magari non sarà quello sognato, ma è un lavoro. Con il tempo ognuno darà il suo contributo sociale in modo più coerente con le sue caratteristiche e aspettative. In questa fase è basilare, oltre che lavorare e sottrarsi alla schiavitù del bisogno, attuare i percorsi conoscitivi, per ampliare i nostri orizzonti nel campo della conoscenza globale . E importante per noi, in questa fase, mandare i lavoratori e le lavoratrici in pensione ad un’età decente, in modo da poter godere meglio la vita; le donne a cinquant’anni e gli uomini a cinquanta cinque. E importante per noi, in questa fase, dare anche ai pensionati duemila euro al mese, affinché non vivano una vita misera, ma bella. Sono cose semplici, ma che cambiano il nostro modo di vivere, che ci fanno vivere una vita vera, libera, serena e gioiosa… Noi, finora, abbiamo conosciuto Stati a volte dittatoriali a volte, cosiddetti, democratici, ma sempre abbiamo visto uno Stato non al servizio del cittadino, oppressivo, a volte violento fisicamente ed idealmente. Abbiamo visto uno Stato entrare nella nostra sfera privata ed obbligarci a certe scelte, che, non potendo scegliere, erano obblighi. Pertanto non avevamo la libertà di scelta e non avendo questa possibilità non avevamo la libertà, che è anche, appunto, libertà di scegliere. Lo Stato del passato aveva interesse a non darci la libertà per controllarci, guidarci, assoggettarci. Non era quindi una democrazia, ma una dittatura morbida, senza apparente violenza, quando, addirittura in certi casi, non sfociava in teocrazia, annullando la libertà di ragionare, di scernere,di verificare. Noi invece vogliamo uno Stato al servizio dei cittadini e quindi uno Stato, che s’interessa di dare ad ognuno una buona scuola, una buona rete di trasporti, una buona assistenza sanitaria. Uno Stato che dia ai cittadini asili nido, scuole materne, ristoranti pubblici, ove poter mangiare, se non si ha voglia di cucinare, centri di cultura dove migliorare la conoscenza, possibilità di fare sport a tutti e, quindi, palestre, piscine, campi da tennis, campi di calcio, piste e quant’altro possa servire ad avvicinare allo sport ogni cittadino. Vogliamo uno Stato che aiuti l’espressione della cultura in tutte le sue forme, uno Stato che faccia tutto quello che serva per elevare la mente e lo spirito delle persone. Non vogliamo un Stato, che entri nei rapporti personali, intimi dei cittadini. Ogni persona nella nostra società, dopo aver dato il suo contributo sociale ed intellettuale, è libero di esprimersi nei vari campi della vita come meglio crede. Ogni persona è libera di unirsi con un’altra e siamo sicuri che saranno unioni d’amore, poiché non vi sono più gl’interessi di altro tipo, che possono spingere una persona ad unirsi ad un’altra. Noi siamo per la vita e vogliamo che nascano tanti bambini, che avranno e parteciperanno ad un futuro roseo, ma la scelta di un parto non è dello Stato, ma di chi ha messo le basi per una nuova vita. Ogni persona è libera di usare, ovviamente sotto controllo medico, la pillola del giorno prima, del giorno dopo o qualsiasi altra conoscenza scientifica. Ogni persona è libera di abortire, è una sua scelta, anche se noi siamo per la vita , che sempre più meriterà di essere vissuta. Ogni conoscenza scientifica, che possa essere utile all’essere umano, deve avere la precedenza su ogni altro ragionamento e sarà ognuno, liberamente, a scegliere di utilizzarla o non utilizzarla. Ogni persona è libera di pensare quello che vuole e di credere in quello che ritiene più giusto, noi non combattiamo le idee, ci confrontiamo, ben sapendo che la ragione e la scienza non possono essere ostacolate dalle superstizioni, dai tabù, dalle paure. Il pensare, il credere in qualsiasi cosa sono questioni personali, intime e tali devono rimanere. Tutto ciò può realizzarsi… Da “ Il caldo respiro della speranza” Giuseppe Calocero Si può costruire un mondo nuovo! Se lo vogliamo, possiamo sognare!
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permalink | inviato da prometeo10 il 17/12/2012 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'arma del terrore.
post pubblicato in diario, il 4 dicembre 2012
L’arma del terrore. L’arma del terrore “Spread” sta dando ottimi frutti al profitto ed alla rendita. In nome di santo “Spread”si riduce l’occupazione, aumenta la disoccupazione; si riducono i salari, aumentano gli orari di lavoro; aumenta l’età pensionabile, si danno più possibilità di licenziare; si rivivono livelli di sfruttamento di un secolo fa , conta il profitto, non la salute dei lavoratori e dei cittadini. I Draghi e Monti fanno finta di piangere per la triste realtà di chi lavora, intanto colpiscono sempre più duramente con la complicità dell’opportunismo e del sindacalismo compiacente. Osano presentare certi provvedimenti come motori per l’occupazione e per un futuro migliore. Abbiamo visto cos’ha voluto dire la “restaurazione” sulle pensioni, sulle regole dei rapporti di lavoro, sul patto per la produttività: peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita per i lavoratori, mantenimento dei privilegi per il profitto e la rendita. In questi giorni si parla tanto delle primarie del centrosinistra, di Bersani, Renzi, Vendola. Si fanno analisi di look di ogni tipo, ma nessuno dice che con questi signori, alla pari con i Berlusconi, Montezemolo, Casini, Fini, Monti, Grillo e compagnia cantante, la classe lavoratrice continuerà a dare il suo “sangue”, in tema di plusvalore, pur di salvare gl’interessi delle classi sfruttatrici. Nel dibattito politico sono presenti solo le esigenze della borghesia e piccola borghesia, quelle del mondo lavorativo sono assenti, non essendoci una forza politica in grado di organizzare le istanze della classe lavoratrice e porle in lotta con quelle delle altre classi. Non si parla di occupazione, di salari, di condizioni di lavoro e di vita, se non per portare ad un livello peggiore la situazione attuale, presentando realtà vecchie di secoli come nuove. I lavoratori, bombardati dai mass-media, vedono obiettivi non loro e si mettono o a trainare carri degli altri o ad assistere supinamente a ciò che accade. E’ il modo migliore per dare campo libero ai pugilatori a pagamento con lingua da schiavi del capitale che vendono fumo ai lavoratori ed arrosto ai loro “principi”. Pur di non svegliare il “gigante” che dorme le pagine dei quotidiani, i telegiornali, i radio giornali, danno più spazio al “pettegolezzaio” politicista interno, poco alla politica estera, poco all’economia se non al “terrorismo” dello spread, nulla alle lotte dei lavoratori in Cina ed in India, che in tanti casi sfidano la morte negli scontri con le forze dell’ordine, comandate a cercare di eliminare ogni forma di protesta. Il “gigante” dorme, ma non in ogni parte del mondo! Nella stessa Europa i lavoratori greci e spagnoli cercano di opporsi alla dittatura dello spread. Tutto ciò accade mentre la produzione mondiale cresce, mentre, per la prima volta nella storia dell’umanità, c’è tanta e tale abbondanza di prodotti da poter soddisfare il doppio della popolazione mondiale. Non mancano i prodotti, si produce troppo! Il capitalismo mostra la sua faccia crudele e riduce alla miseria miliardi di esseri umani pur di salvaguardare il profitto. Nessun governo, nessun uomo politico che non si ponga nell’ottica di eliminare lo scontro tra profitto e salario potrà eliminare questo stato di cose. Se promette un miglior futuro nel capitalismo, sarà un ingannatore; se fa intravedere un sogno, sta preparando un incubo. La realtà non è così complicata come i “pugilatori a pagamento” vogliono darci a bere. E’ semplice! Ci sono due classi : la borghesia o il proletariato. O si sta con l’una o si sta con l’altra. Terze vie non esistono! Il marxismo viene declinato come superato, morto, non più attuale da ciarlatani che non riescono a fare un’analisi a due giorni . “Se vi poneste il problema del perché la dottrina di Marx ha potuto impossessarsi di milioni di cuori della classe rivoluzionaria, ricevereste una sola risposta: ciò è successo perché Marx si basava sulle solide fondamenta del sapere umano accumulato nell’epoca del capitalismo; perché, avendo studiato le leggi dello sviluppo sociale, Marx comprese l’inevitabilità dello sviluppo del capitalismo, che conduce al comunismo e, soprattutto, lo dimostrò sulla base dello studio più esatto, più dettagliato e profondo della società capitalistica, mediante la completa assimilazione di tutto ciò che la scienza sino ad allora aveva apportato.” Lenin Il marxismo è vivo! Esso è un metodo scientifico di analisi del capitalismo, di tattica e di strategia politica, onde utilizzare le varie fasi del sistema attuale per organizzare il suo superamento in una nuova dimensione sociale. Il primo passo sulla strada della libertà è prendere coscienza dell’oppressione capitalistica sull’essere umano, costretto a lottare per soddisfare le sue necessità materiali e spirituali senza, succede spesso, riuscirci; spinto alle guerre, comandato a dare la sua opera in luoghi simili a caserme. Se vogliamo costruire un sogno, esso è nella realtà che stiamo vivendo. La produzione è già sociale. Rendendo anche l’appropriazione sociale, la realtà sarebbe nuova e diversa. Il nodo gordiano da sciogliere è tutto qua. L’unica classe che ha l’interesse di tagliare questo nodo è la classe lavoratrice.
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"Nessuno è più schiavo...
post pubblicato in diario, il 6 novembre 2012
“Nessuno è più schiavo… Con “tangentopoli” si disse che finiva la prima repubblica e nasceva la seconda. Essa si basava sul “maggioritario” e sulla personalizzazione del confronto politico. Si accettò la candidatura di Berlusconi, nonostante una legge del 1955 proibisse un ruolo politico per chi fosse in possesso di concessioni pubbliche. Si permise anche il nome del candidato presidente in spregio alle norme costituzionali vigenti. Il capitalismo senza capitali italiano ha appoggiato “il cavaliere”, ritenendolo utile per portare avanti una linea riformista senza riforme, che si è esplicata essenzialmente nell’attaccare le condizioni di vita e di lavoro del mondo lavorativo. Il ruolo della Lega è stato in questi anni, con l’ideologia del federalismo, di supporto all’azione del capitale economico-finanziario nella difesa del profitto e della rendita. La situazione nell’ultimo periodo ha visto emergere sempre più la necessità dell’unificazione economico-politica dell’Europa per poter reggere il confronto con le maggiori potenze del globo. Berlusconi e Bossi non servono più. Deve aprirsi la terza repubblica, che deve vedere sempre più una concentrazione di poteri a livello europeo ed una regionalizzazione delle nazioni appartenenti. Il governo dei professori banchieri rappresenta il commissariamento della politica italiana da parte dell’Europa ed un abbandono delle ideologie precedenti con un rafforzamento dello Stato centrale. Servono nuovi partiti e nuovi rappresentanti. Quello che sta succedendo è la conseguenza dell’obiettivo Europa unita. In questo processo la classe lavoratrice è stata assente, perché non rappresentata da alcun partito parlamentare e da dirigenti sindacali, che hanno utilizzato la nostra organizzazione per portare avanti interessi non nostri a supporto dei partiti parlamentari. Le conseguenze sono state catastrofiche. Riduzione degli stipendi, più disoccupazione, meno diritti, pensioni in punto di morte, qualità del lavoro e della vita peggiorate a livello del primo novecento. Purtroppo anche nel presente la voce di chi lavora e produce è assente. Questo dato porta a subire situazioni ancora peggiori degli anni precedenti. I Renzi, i Grillo, insieme ai Bersani, Casini, Alfano, ed alla dirigenza sindacale, di supporto al capitale senza capitali italiano, non hanno alcuna intenzione di cambiare registro nell’azione dei prossimi anni nei confronti di chi lavora, che dovrà scontare ancora situazioni pessime e vedersi negare il diritto alla vita ed alla serenità nel vivere i loro giorni. Se il futuro che ci prospetta questo sistema è questo, bisogna che ognuno lotti per conquistarsi il futuro! Viviamo in un periodo rappresentato da un’enorme produzione di beni ed una richiesta di questi scarsa, causa la disoccupazione ed i bassi stipendi in primo luogo. E’ un’ anomalia su cui riflettere. In altre epoche storiche si soffriva e si moriva per scarsità di beni. Oggi nel capitalismo si soffre e si muore perché c’è abbondanza di beni. Il problema è quindi nella distribuzione dei prodotti del lavoro, che ha come unico obiettivo di creare profitto e non di soddisfare i bisogni del genere umano. Se la produzione sociale avesse una distribuzione sociale ogni essere umano avrebbe beni oltre le sue necessità! I programmi dei nuovi e vecchi “ciarlatani” della politica e del mondo sindacale non vanno in alcun modo incontro alle esigenze delle persone, ma solo del capitale. Bisogna essere per la vita e non per la morte! Essere per la vita significa innanzitutto lottare per far sì che ogni essere umano soddisfi le sue necessità materiali e spirituali. Chi accetta che milioni di bambini ogni anno muoiano di fame, che miliardi di esseri umani siano sotto alimentati, che alcuni milioni di adulti cedano all’inedia, che miliardi di esseri umani non accedano alle bellezze della conoscenza non è per la vita, è per la morte, non soltanto con l’utilizzo delle guerre. Il capitalismo, i suoi apologeti, i suoi pugilatori a pagamento e gli schiavi con la propria bocca ciarlano solo per ingannare chi lavora e produce, ma nei fatti nulla fanno per la vita, per far assaporare ad ogni essere umano la libertà vera, che non potrà mai esserci senza liberazione dalla schiavitù dei bisogni. Comprendere la verità dell’attuale dimensione sociale come oppressione del genere umano è già iniziare ad essere liberi, perché “Nessuno è più schiavo di chi si crede libero senza esserlo”.
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permalink | inviato da prometeo10 il 6/11/2012 alle 16:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il comunismo...
post pubblicato in diario, il 24 ottobre 2012
Il comunismo: una necessità. Uno degli argomenti , cementato in vari luoghi comuni, che la borghesia e l’opportunismo portano avanti, è che la realtà economico-sociale è complessa, che non esistono classi, ma il bene comune, che vi sono borghesi “progressisti” e borghesi “reazionari”, i ceti medi, la politica delle alleanze, che la “crisi” attuale si supera insieme, unendo e non dividendo. La società è davvero complicata, ma la complessità dei fenomeni economici e sociali non elimina il nocciolo della questione, che il marxismo ha messo in evidenza e che per la classe operaia era ed è molto semplice: la società è divisa in classi e che gl’interessi sono conflittuali tra chi sfrutta e chi è sfruttato. Non si può essere per il proletariato e per la borghesia. O si è da una parte o dall’altra! Chi propaganda sulle possibilità e necessità di unione tra borghesia e proletariato ha un solo scopo: difendere il profitto ed il capitale. “I democratici piccolo-borghesi, questi sedicenti socialisti che hanno sostituito alla lotta di classe le loro fantasticherie sull’intesa tra le classi hanno fatto della trasformazione socialista una specie di sogno; non si tratta per essi di abbattere il dominio della classe sfruttatrice, ma di sottomettere pacificamente la maggioranza alla minoranza cosciente dei suoi compiti. Quest’utopia del piccolo borghese, indissolubilmente legata all’ipotesi di uno stato al di sopra delle classi non ha portato ad altro che al tradimento de gl’interessi delle classi lavoratrici.” Lenin Lo stato non è un organismo al di sopra delle classi. Lo stato è sorto proprio dall’inconciliabilità degl’interessi delle classi, come strumento di dominio di una classe sull’altra. La democrazia è una forma di potere con il quale la borghesia tiene sottomessi i lavoratori. Il suffragio universale porrebbe, secondo borghesi ed opportunisti, alla pari borghese e proletario. La democrazia delle schede elettorali non tocca il potere reale dei capitalisti, liberi di sfruttare e di condizionare le elezioni con il potere dei mass-media. Le elezioni libere, eguali, democratiche, universali servono ad occultare il fatto che la proprietà dei mezzi di produzione ed il potere politico rimangono nelle mani degli sfruttatori e che quindi è impossibile parlare di vera libertà e di effettiva uguaglianza per la stragrande maggioranza della popolazione. Il vero potere nella democrazia non è nelle urne, ma nelle banche, nei consigli di amministrazione. “Essi parlano di “maggioranza” pensando che l’uguaglianza delle schede elettorali significhi l’uguaglianza tra lo sfruttato e lo sfruttatore, tra l’operaio ed il capitalista, tra il povero ed il riccone, tra l’affamato e chi ha la pancia piena. Secondo loro i miti, nobili, pacifici capitalisti non impiegherebbero mai la forza della ricchezza, la forza del denaro, la potenza del capitale, il giogo della burocrazia e della dittatura militare, ma risolverebbero effettivamente gli affari secondo “la maggioranza”… In realtà proprio la borghesia è sempre stata ipocrita chiamando democrazia un’uguaglianza formale, mentre di fatto violentava i poveri, i lavoratori, i piccoli contadini, gli operai con infinite forme d’inganno e di oppressione.” Lenin I fatti degli ultimi anni sono emblematici. Con la scusa della crisi e dello spread il capitale, violentando anche l’idea di democrazia, il governo dei professori banchieri è esplicativo, ha tolto diritti, ridotto i salari, aumentato le tasse, espulso milioni di persone dai centri produttivi e negato una vita presente e futura a tanti uomini, donne, bambini, anziani. Non si può pensare di condizionare lo stato con il parlamento per il semplice fatto che le decisioni vere vengono prese in altri luoghi. Il parlamento serve solo ad illudere il popolo. Il marxismo non è solo un metodo di analisi, ma , soprattutto, analisi scientifica della società, esposizione delle leggi dello sviluppo economico e sociale che individuano l’inevitabilità della fine del capitalismo per opera della classe operaia e nello stesso tempo indicazione pratica sulle azioni per portare a termine il compito della costruzione di un mondo nuovo dove ognuno possa respirare liberamente la vera libertà e l’effettiva uguaglianza. “I signori opportunisti insegnano al popolo, facendo scempio della dottrina di Marx, che il proletariato deve dapprima ottenere la maggioranza per mezzo del suffragio universale, poi ottenere, in forza di tale maggioranza, sulla base delle votazioni, il potere statale… Ma noi, basandoci sulla dottrina di Marx e sull’esperienza della rivoluzione russa diciamo: il proletariato deve dapprima battere la borghesi e conquistare per se stesso il potere e poi adoperare il potere statale come arma della sua classe … Solo i mascalzoni e gli sciocchi possono pensare che il proletariato deve prima conquistare la maggioranza nelle elezioni, fatte sotto il giogo della borghesia, sotto il giogo della schiavitù salariata, e poi il potere. Questo è il colmo dell’ottusità e dell’ipocrisia: è la sostituzione delle votazioni, sotto il vecchio regime, sotto il vecchio potere, alla lotta di classe…” Lenin Nonostante la propaganda ideologica borghese cerchi di dire che Marx ed il marxismo siano superati, mentre fior di economisti borghesi ridotti a sibille di Cuma cercano di consigliarsi con Marx per capire qualcosa della situazione odierna, per essi indecifrabile, la dottrina de “Il Moro” si è impossessata di milioni di cuori per il semplice fatto che essa si basa sulle solide fondamenta del sapere umano accumulato nell’ epoca del capitalismo; perché, avendo studiato le leggi dello sviluppo sociale, Marx comprese l’inevitabilità dello sviluppo del capitalismo, che conduce al comunismo, e soprattutto lo dimostrò sulla base di analisi scientifiche. Il comunismo è la frontiera dell’umanità, ma è anche una necessità per dare senso alla vita del genere umano.
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permalink | inviato da prometeo10 il 24/10/2012 alle 15:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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